mercoledì, 01 luglio 2009, ore 20:21

Porcoggiuda che faticaccia ci hanno fatto fare agli esami!

Come prevedibile, la terribile domanda di matematica della terza prova ha messo a tappeto tutti, pure i più bravi.

In realtà la domanda era semplicissima, sono i miei ragazzi ad essere delle irrecuperabili capre selvatiche. Sono degli umanisti, loro, tzè. Mortacci loro. Intanto io e madame figà abbiamo fatto la spola tra i più bravi e le vere capre DOC per cercare di, uno, capire che minchia c’era scritto e disegnato sul foglio dei bravi, due, dirigerci con la massima nonscialàns verso le retrovie, cercando di non dimenticare per strada quello che avevamo sbirciato, per riferire esattamente ai più deboli.

Chi ci ha reso la vita difficile è stato (e come ti sbagli?) il Duro perché non sa neanche cosa siano le ascisse e le ordinate, figuriamoci afferrare al volo i nostri suggerimenti!  L'agonia ha avuto termine quando la presidente di commissione si è accorta del viavai intorno a lui e ci ha chiesto di moderare gli “input”. Lui l’ha smontata (poi è venuta a ridere di nascosto dietro l’armadio) rassicurandola così:

“Presidente, tanto non capisco neanche i suggerimenti: è come se uscissero i sottotitoli in arabo!”.

Orevuar al prossimo collegamento.
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venerdì, 26 giugno 2009, ore 14:13

In cucina, rumore di posate, tv di sottofondo.

Polpetta: "Secondo me gli è scoppiata la pompa
(il cuore, N.d.T.) perchè dopo una vita passata a cercare di diventare bianco si è accorto che hanno eletto un presidente nero."

Ora perchè si lamenta se mi è andata di traverso la pastina che stavo mangiando e gliene ho sputata un po' sulla manica della camicia?
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venerdì, 26 giugno 2009, ore 13:13


Tutte abbiamo voluto i capelli come lei, un bel giorno.

Ricordo che quando le Charlie’s Angels sbarcarono sulla tv italiana io avevo appena cominciato il lic…la scuola elem…l’ASILO e siccome ero una bambina molto precoce decisi che era arrivato il momento di adeguarmi ai nuovi modelli di bellezza giovanile in voga oltreoceano.

Andai dal parrucchiere di mia madre e dissi che volevo i capelli come Farah Fawcett. “Come chi?” chiese il poverino. Gli mostrai la foto che, previdente, mi ero portata dietro. “Ah, Carmela, un’altra faucètt” urlò alla sciampista.

Certo, invece che i famosi ciuffi mi ritrovai in fronte due pale di fichi d’india, il colore non era esattamente quello, gli occhi non proprio azzurri, e, soprattutto, lo stacco di coscia lontano dal modello originale ma, a parte questi piccoli dettagli, il resto era proprio uguale uguale.

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giovedì, 25 giugno 2009, ore 23:30

Antefatto:

Il katika-brother è un padre di famiglia superimpegnato che ha sempre dichiarato che l’unico momento in cui può starsene tranquillo per una mezz’oretta e leggersi in santa pace il  suo amatissimo National Geographic è quando si chiude in bagno per espletare le sue funzioni naturali. Purtroppo, da un po’ di tempo anche l’inviolabilità del sacro momento viene profanata in maniera quasi compulsava dalla sua piccola peste (nonché mia nipotina) che trova molto divertente bussare alla porta per ogni più piccola richiesta oppure sedersi per terra dall’altra parte della stessa e avviare urgentissime conversazioni mattutine con lui.

 
Fatto:
L’altro giorno era l’onomastico del brother.

La nanerottola, a pranzo, gli ha fatto trovare sotto al tovagliolo un cartoncino con qualche cuoricino qua e là su cui campeggiava la seguente scritta:

 
 
Al mio caro papà, per il suo onomastico
 
BUONO PER 1 CACCA INDISTURBATA (valido per massimo 20 minuti)
 
Con tanto amore
 
 
 
Senza saperlo, la peste mi ha dato una buona idea per il prossimo regalo al Polpetta.

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mercoledì, 24 giugno 2009, ore 12:17


Stanno organizzando “La notte prima degli esami”:

Tutti i maturandi della scuola si sono dati appuntamento  stasera in spiaggia  per bere birra, sputarsi addosso i semi dell’anguria,  pomiciare, sparare cazzate e farsi due  canne aspettando l’alba. Io spero per il loro bene che Zeus P&T (Pluvius & Tonans) continui nella sua opera, altrimenti non oso davvero immaginare quali stupefacenti acrobazie letterarie toccherà correggere alla commissaria d'Italiano. Poverella.

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lunedì, 22 giugno 2009, ore 13:38

...
e gli insulti che il merito paziente
riceve dagli indegni

Per arrivare alla fine di questa giornata me lo devo ripetere come un mantra. Se è sopravvissuto Shakespeare posso farlo anch'io (il problema è che ad Amleto, invece, ha fatto fare una brutta fine!).

Aiutatemi, ho bisogno di conforto, altrimenti prendo un bazooka e domani mi troverete su tutti i giornali.
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venerdì, 19 giugno 2009, ore 18:24


Monica è molto bella.

Monica fa la parrucchiera.

Anni fa ha avuto delle storie sbagliate con uomini che non doveva toccare.

Da allora, vuoi per l’educazione ricevuta, vuoi per le chiacchiere di paese,  si è sentita marchiata sul petto la “A” scarlatta dell’adultera.

I sensi di colpa l’hanno divorata e hanno consumato la sua autostima.

Vive da qualche anno con un uomo che forse ama e che è il rampollo di un nobile casato toscano. Ma non è un lieto fine. E’ una continua agonia.

Questo nobiluomo non lavora e fa il mantenuto.

La casa l’ha comprata lei e lei paga le bollette. Lei paga il conto al ristorante, sempre. Lei non può invitare i suoi a pranzo a casa sua. Lei aveva bisogno di un euro per il parcheggio e lui non glielo ha dato pur avendolo in tasca.

Lui si è messo nella tasca del cappotto una bottiglia di Brunello da euro 50 che avevo portato a Monica per la cena alla quale ci aveva invitati.

 
Perché lei lo ama? Sono tanti i motivi per cui una donna può amare un uomo, per esempio perché quell’uomo l’ha sdoganata in una società che l’aveva bollata come la capozoccola della città, perché le ha ripulito la reputazione che riteneva intaccata, perché i suoi sensi di colpa l’hanno consegnata dritta dritta all’interno di un rapporto infernale e masochistico che né l’intelligenza né la cazzimma, di cui peraltro è dotata, riescono a riconoscere e ad evitare.
 

Monica  in passato è stata trattata come un’intoccabile dai genitori di lui. Eppure, tra tutte le nuore, lei ora è l’unica che si occupi della suocera ammalata e lo fa con generosità, dimentica delle cattiverie subite.

Monica mi piace un sacco e se fosse vissuta altrove forse ora sarebbe felice.


* Ovverossia: Declinazione tutta italiana delle storie raccontate da anima inquieta in questi giorni

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mercoledì, 17 giugno 2009, ore 18:15

(Sì sì, era sabato. Ora sarete tutti lì a dire cazzo non me lo sono ricordato che figura che ho fatto con katika. Effatebbene!)

A parte che ho festeggiato tre volte in 24 ore, ma non perché il polpetta mi ha fatto la festa prima a Parigi poi a New York e poi a Los Angeles, come i ricconi di una volta col concorde, ma perché i festeggiamenti sono partiti alle zero zero  virgola due minuti di sabato 13 con gli auguri di essina che mi hanno fatto ricordare che, ebbenesì, era già il mio compleanno. Trovandomi già seduta ad un pub con degli amici, potete immaginare com’è finita la serata.

Nel pomeriggio si è presentata una delegazione di studenti tutti carini e fiori-muniti . Potevo non festeggiare tagliando una torta insieme a loro? Evvai con la seconda tappa, durata fino alle 8, quando ho cacciato i mostri da casa che avevo ancora da finire di preparare e prepararmi, visto che la mise un po’ troieggiante che avevo previsto aveva avuto l’incondizionata approvazione delle mie fashion guru students.

La terza tranche è cominciata alle 9 di sera ed è terminata alle  quattro del  mattino  dopo. L’idea è stata trasportare lo stereo fuori in giardino, dove abbiamo scoperto che c’è un angolino sotto la pergola che poteva funzionare da pista da ballo o “buddabar” (come mi suggerivano i miei studenti) solo disponendo strategicamente cuscini e candele. Ha funzionato, tutti hanno ballato, forse grazie anche al contributo del palchetto per i cocktail dove venivano prodotti, alla velocità di una catena di montaggio della ford, tequile bumbum-caipirinhe-mojiotos, grazie alla gentile collaborazione di un amico con la bandana in testa.

Il tapino della serata è stato un amico mio dei tempi della scuola che suona la chitarra benino. Quando è arrivato un pezzo che a me mi fa bagnare le mutandine tanto mi emoziono (Lost Without You di Robin Trickle) e gli ho chiesto se gli piaceva mi ha risposto “così così, sono solo due-tre accordi”. Ma che, la bellezza di un brano si misura dal numero di accordi? Potrei citare una decina di capolavori basati su un accordo o due, solo che ora non me li ricordo.

Insomma, a parte l’amico chitarrista, che doveva mantenere la sua fama di artista scoglionato e incompreso, la serata mi ha dato grande soddisfazione. Rimangono delle foto compromettenti  delle mie amiche improvvisatesi lap dancers e avvinghiate al palo della pergola (non penserete certo che IO mi sia lasciata coinvolgere, eh?!  NOOOOO). Ora non mi rimane che sperare con tutto il cuore che  tale documentazione fotografica non giunga MAI nelle mani dei miei studenti! Roba da far saltare per aria la mia  reputazione!

Altro che certe ville in sardegna!
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domenica, 14 giugno 2009, ore 13:49

L'Italia è un paese straordinario dove gli eventi quotidiani, le situazioni più comuni, improvvisamente, senza un perchè (o forse con) possono prendere una piega meravigliosamente surreale.

Katika decide di spostare 4 alberi di ulivo da un punto all'altro della sua proprietà.

Per spiantare gli alberi di ulivo bisogna avere l’autorizzazione dalla forestale.

Le condizioni sono:

1. che non si tratti di ulivi secolari, cioè che abbiano il diametro del tronco inferiore ad un certo limite;

2. che vengano ripiantati nella stessa zona.
 

I requisiti ci sono tutti, l’autorizzazione arriva e Katika contatta la ditta specializzata che eseguirà la delicata operazione.

Ma non ha fatto i conti col pezzo di merda la cui casa si affaccia proprio sugli ulivi di katika e che, ritenendo profondamente ingiusto che quegli alberi lì se li goda il legittimo proprietario e non più la sua signora mentre prepara le orecchiette,  va a piantare un casino dall’amico maresciallo della forestale, al quale non è sembrato vero spolverare la divisa, infilare il cappello, gonfiare il petto, esercitare finalmente il suo piccolo grande potere e venire a scassare i maroni a me, dicendo che il funzionario che ha rilasciato il permesso ha commesso un errore gravissimo perché gli ulivi che intendo spostare sono secolari! Sapendo che gli ulivi li ha piantati mio nonno negli anni Cinquanta e che il loro diametro è moooolto al di sotto del limite, sfido il signor maresciallo a venire a prendersi le misure di persona personalmente.
 

Viene. Misura la circonferenza, scribacchia su un taccuino, inarca le ciglia, fa la faccia brutta e mi dice “Ha visto, signora? Il diametro è di molto superiore al consentito”

ulivi


“Mi scusi, maresciallo, quella che lei ha preso  è la circonferenza”
“E allora? Diametro o  circonferenza…che differenza fa?”

“La differenza tra un calcio negli stinchi e uno in mezzo alle gambe, pezzo d’animale!” ho pensato.

I miei tentativi goffi di spiegargli un po' di geometria sono stati desolatamente inutili. C’è voluta tutta l’abilità didattica del  katika-fratello,  agronomo e professore di economia, per insegnare al signor maresciallo della forestale i misteri occulti della geometria.

Ora si attende di sapere se lo studente ha elaborato correttamente le conoscenze. Staremo a vedere.
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mercoledì, 10 giugno 2009, ore 13:09

Ultimo giorno di scuola. Anarchia totale, come è giusto. Festeggiamenti in giro per le classi, coppiette infrattate dietro scaffali e sulle scale, studenti dell’ultimo anno vestiti con i grembiulini col fiocchetto delle elementari (“è l’eterno ritorno di Vico, prof.” “bene, vedete di non ritornare a fare il V anno, che vi spezzo le zampine!”), bidelle incazzate nere trasformate in giustiziere della notte (vi ricordate Santina la Bidella, ecco, più o meno così), Madame Ochett che urlava ai ragazzi di quinta di togliersi dai cabasisi, Madame Figà seduta nell’angolo con lo sguardo nel vuoto, foto di classe in tutte le pose, il Duro che mi presentava la sua nuova fidanzata, bigliettini amorevoli infilati nel mio registro (che cari).

 

Madame Figà, nei rari momenti di recupero dalla catalessi, ha divulgato la notizia che siccome lei è buona spiffererà le sue tracce per la terza prova (come prevedibile) e concorderà con ogni studente le domande che farà agli orali.

 

Katika ha messo ben in chiaro che lei le tracce della terza prova non le rivelerà manco morta, però sarà prodiga di aiuti e di dritte giuste durante lo svolgimento della stessa. Inoltre, conoscendola, i suoi studenti non si aspettano di concordare con lei alcuna domanda, ma katika in cuor suo è prontissima (come ogni anno agli esami ) a tirar fuori dal cilindro la sua consumata abilità nel mostrare estasiato apprezzamento anche quando i suoi ragazzi spareranno le peggio boiate (tanto non ha mai trovato un commissario esterno in grado di capire l’inglese).

 
Chi farà meno fatica, Katika o Madame figà?
 
Che scema, la risposta la so. E se avesse ragione Madame?
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