sabato, 05 luglio 2008, ore 21:37

Miiih, che noia!
Il Polpetta fuori per lavoro.
La mia amica a letto con la febbre.
Gli altri stanchi.
Il PC con le mestruazioni.
L'unico invito che ho ricevuto è per una partita a carte (capirai che sballo).
Mi ritrovo sola a casa. Un'insalata di pomodori e avocado è quanto rimane in frigo.
E' sabato. E' luglio. E sono sola.
Potrebbe essere una metafora per definire l'alienazione.
Per fortuna giornate così passano.
Domani è (si spera) un altro giorno.
E vaffanculo a questo.
Nel frattempo, mi sfondo di gelato.
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venerdì, 04 luglio 2008, ore 02:05

spidermanSpero che abbiate un'idea delle proporzioni. E' l'atrio del palazzo della Sony.









































egoistaMadre egoista = bimbo che piange








bachecaScusi, dov'è il telefono?
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venerdì, 04 luglio 2008, ore 01:58

Notizie curiose
Scattata per le strade di Princeton, NJ



Campagna elettoraleLa campagna elettorale. La maglietta di Obama mi tentava.





ProtesteProtesta solitaria davanti alla Casa Bianca.
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giovedì, 03 luglio 2008, ore 21:08

Quando nel trabiccolo che ci ha riportato a casa, il pullmanino 15 posti sanza bagagliaio e sanz’aria condizionata, si è sparsa la notizia che mi sarebbe venuto a prendere il polpetta, le ragazze sono andate tutte in sollucchero. Infatti, sono mesi che si fanno ipotesi e fantasie sul marito pilota della prof. Un paio delle mie lo hanno intravisto di sfuggita un giorno che mi è venuto a prendere a scuola e da allora il polp è diventato una figura mitologica.
 
Ecco perché le ragazze in pullman hanno esultato “finalmente conosceremo il marito della prof!!!!!!”
 
Ed eccolo lì, bello come il sole (e che volete, ogni scarafone è bello alla moglie sua) con occhiali da sole, maglietta blu armani che fa risaltare il fisico tornito dal tennis, capello brizzolato che fa risaltare l’abbronzatura, che mi guarda sorridente. Lo abbraccio forte ma brevemente, per pudore. So che le ragazze lo stanno studiando mentre salutano i loro cari.
 
Salutati i genitori e abbracciati tutti i ragazzi, mi allontano verso la macchina. Lui mi cinge le spalle e mi sorride. Mi sento chiamare “Prooooof.!!”. Mi giro. Le trovo con il pollice in alto, che sorridono. Il Polpetta ha la loro approvazione. Pfiuiiii! Faccio loro l’occhiolino e mi allontano verso la macchina, verso casa. Con lui.
 
 
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giovedì, 03 luglio 2008, ore 18:51

Eccoci qui, reduci da un viaggio ancora piu’ massacrante di quello dell’andata, causa pulmino con turbina scassata che ha impiegato esattamente il doppio del tempo a portarci a casa.

Io ho dormito ininterrottamente da ieri pomeriggio fino a mezzogiorno e poi ancora oggi pomeriggio. E conto di ributtarmi sul divano a completare l’opera fino a quando non avro’ recuperato tutto il sonno perso in questi 15 giorni.

Mi e’ sembrato strano risvegliarmi senza i ragazzi, oggi. Non sentire le loro voci in corridoio “Sandra, mi presti la piastra per i capelli???” “Apri, sono io! Dove hai messo il bagnoschiuma?” “Dove è Rita? Mi ha lasciata fuori in mutande e si è portata via le chiavi. Mo’ che torna io l’AMMAZZOOOOO!”

princeton universityUno dei giardini interni della Princeton University


Ritrovarli poi nella Dining Hall a pranzo, ormai rassegnati al menù deprimente a base di roba fritta e bisunta, sentirli chiamarmi “Prof., è sola? Venga, si sieda qui con noi!” e ascoltare le loro chiacchiere, fitte di nuove scoperte e di pettegolezzi di corridoio.

Mi sembrerà strano non portarli più in giro alla scoperta di realtà nuove e vederli a bocca aperta, lassù a Top of the Rock in cima al Rockfeller Center o sotto all’Empire. O guardarli mentre si accalcano per chiedere l’autografo alla star dello show a Broadway, o mentre mi fanno infilare in quei maledetti simulatori di volo del museo dello spazio a Washington, dove, peraltro, mi hanno fatto fare per ben due volte a tradimento il giro della morte a testa in giù, gli stronzoni (hanno perciò scoperto che anche la loro prof. dice le parolacce, eccome, e che varietà!).

E poi la sera. Quelle nottate fitte di chiacchierate, stesi sul prato di fronte alla residenza, senza mai sentirmi un’intrusa, perché mi hanno sempre voluta con loro, come una di loro. E vai, con tutti i pettegolezzi succulenti, chi si fidanza con chi, chi tromba con chi, chi si lascia con chi. Cavoli, i ragazzi hanno orecchie e occhi dappertutto, sapevano tutte le tresche, soprattutto quelle tra gli animatori americani e qualche tour leader italiano (goduria).

 

princeton universityPrinceton University

Per non parlare dei soprannomi affibbiati agli antipatici. La Nazista era il capo dei Counsellors, una ragazzetta arrogante e maleducata con cui ho litigato subito perché mi trattava malissimo, solo perché era nervosa. “I don’t like the way you talk to me, you’re really rude. I won’t stand it any longer!” le ho solo ditto, e lei si è messa a piangere in maniera isterica e non mi ha più rivolto la parola. Non è mai venuta a chiedermi scusa, come gli altri counsellors speravano. Sì e solo vendicata come poteva. Da qui “la Nazista”.

Il Cerbero era la prof. di Milano, quella col caschetto biondo e il sopracciglio alzato che mi trattava da piccola fiammiferaia. La cretina, però, dalla fiammiferaia è stata tratta in salvo ben due volte in occasione di visite ad un centro commerciale grande quanto una metropoli, nel quale si è regolarmente persa. Quando l’ho trovata era in preda ad una crisi di pianto perché da ore non incontrava nessuno del gruppo e non riusciva a trovare il luogo dell’appuntamento con gli altri, nonostante la piantina in mano. E poi c’è quella dell’ultimo giorno a NY. Il programma prevedeva qualche ora nei paraggi della 5th. Ma lei è una figa, lei è una che i programmi fatti dagli altri non li rispetta mica, figuriamoci. E per fare la figa, nonostante il divieto assoluto dei counsellors, si è trascinata 20 ragazzi in metropolitana fino a Little Italy (perché la polla non sa che ormai little italy non esiste più, se non qualche ristorante a Mulberry Street). Naturalmente è riuscita a perdersi anche lì. Si è presentata all’appuntamento al pullman solo 3 ore dopo, creando dei disagi pazzeschi a tutta l’organizzazione. Che poi perdersi a manhattan non è possibile anche volendolo, essendo le strade e le avenues disposte in maniera talmente razionale che puoi anche non aver bisogno della piantina.

Poi c’era la Salamandra. La prof. aspirante (in senso che aspira ad esserlo e che aspira i suoni) pratese (ma calabrese dentro). Una di quelle che “so tutto io perché sono furba”. Ne ha combinata una dopo l’altra.

Il Patatone era il panzone con i capelli a spada e la passione per i Pearl Jam. I suoi studenti erano il suo ritratto. La mattina dopo che uno dei suoi mi manda letteralmente affanculo, si avvicina al mio tavolo a mensa e mi fa: “senti, se vieni con me andiamo al tavolo dei ragazzi e così ti faccio chiedere scusa!”. Trattengo a stento la risata che sento sta per percuotermi il petto e lo mando gentilmente a cagare, a modo mio “senti, andarmi a prendere le scuse non mi interessa per niente, voglio solo che la smettano di schiamazzare in piena notte”. “va bene, ora mi sentono”. Lo hanno sentito così bene che l’ultimo giorno hanno devastato il college (e pagato i danni, i polli).

Il  Cafone era chiamato così per il look canottiera, bermuda, camperos. Intanto il cafone la notte lasciava i suoi ragazzi incustoditi al college per andarsene al pub con la nazista. Bevi di qua e bevi di là, ci è scappata pure la trombata. Che coppia.

Ma, a parte i pettegolezzi, la cosa più bella di tutte è il rapporto che si è creato tra i ragazzi e tra loro e i counsellors. Questi ultimi ci hanno detto che essere assegnati al nostro pullman durante le escusioni era considerato un premio, perchè eravamo garanzia di puntualità e divertimento. Effettivamente, i miei studenti sono gli unici, insieme a quelli di Valentina, a non aver mai dato problemi.

Torno da questa esperienza con questa grande soddisfazione: i miei ragazzi mi hanno fatto fare una gran bella figura, sono stati bravi. Non è un caso se il viaggio-premio lo hanno vinto loro, ho pensato orgogliosamente io, mentre tutti gli altri hanno pagato fior di quattrini per essere lì.  Non c'è da meravigliarsi se lacrime sincere hanno solcato i volti dei vari Justin, Collen, Stephanie, Rodney, mentre li abbracciavano stretti stretti sussurrando commossi  "we'll never forget you!"

A me rimane questo biglietto in mano, consegnatomi all'arrivo da due delle mie ragazze. "lo legga a casa prof., ci vergogniamo."
Due pagine a quadretti fitte fitte, scritte in  aereo.  Due semplici paginette  che contengono un affetto infinito e  una gratitudine esagerata che so di non meritare ma che mi fanno scendere questi lacrimoni mentre le leggo e rileggo.

E siccome sto diventando sentimentale, ora posto e me ne torno a dormire. Ecco.


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giovedì, 03 luglio 2008, ore 16:59

Sei LIBERA, finalmente.

Ed io sono felice come se fossi tua sorella.
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lunedì, 30 giugno 2008, ore 04:54

Emozioni forti per  me, questi ultimi due giorni.
Scrivo frettolosamente dal PC del capo americano qui, percio' forse salteranno delle virgole e delle maiuscole.
Ieri pomeriggio siamo andati a Baltimora. In quanto citta' di mare mi ha fatto subito simpatia, che ci volete fare. Poi c'era questa baia piena di gente e di locali all'aperto con musica dal vivo, per non parlare del Crab Cake, specialita' del posto a base di granchio di cui mi sono doverosamente sfondata.

A sera siamo poi andati a Washington e oggi l'abbiamo girata un po'. E' stato il giorno della memoria per me. Non so neanche io cosa ho provato. Rivedere la citta' dove 20 anni fa ho studiato per 3 mesi, alla Georgetown University, mi ha fatto uno strano effetto, soprattutto perche' ero in compagnia di gente che vent'anni fa non era neanche nata. Un senso di nostalgia si mescolava col senso del tempo che passa e ad un vago senso di estraneita' per una citta' che, al di la' dei luoghi classici, stentavo a riconoscere. Tante cose ho trovato cambiate. Pero' sono tornata via da li' senza aver potuto rivedere il posto che secondo me e' il piu' bello in assoluto, il quartiere di Georgetown, appunto, luogo dei ricordi piu' belli. Ci tornero' un giorno con calma.


washington

Per i ragazzi invece e' stata davvero dura perche' faceva il classico caldo umidissimo di Washington. Si trascinavano da un monumento all'altro invocando pieta'. Ma ora sono tutti spalmati sul prato del college a chiacchierare e a schitarrare.

Peccato che non ho tempo, avrei tante cose da dire. Ma non ho davvero un attimo neanche per me.

Domani trascorreremo tutta la giornata a Manhattan. Dopodomani e' il giorno del rientro. Prevedo grandi pianti, perche' tra i miei ragazzi e quelli dello staff americano (di poco piu' grandi di loro e davvero bravi) si e' creato un bel feeling.

A presto.

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sabato, 28 giugno 2008, ore 17:34

Sono fiera dei miei ragazzi. A detta di tutti i Counsellors sono i migliori come comportamento e puntualita’. Infatti sono diventati i cocchi di tutto lo staff americano.

 Purtroppo qui stiamo assistendo ad esempi di grande cafonaggine da parte gruppi di ragazzini viziati che credono di poter trattare tutti a pesci in faccia. Stanotte alle due mi sono permessa di riprenderne alcuni che urlavano come ossessi sotto la mia finestra e mi sono beccata un “mavaffanculo!”. Naturalmente ho riportato la cosa nel corso del briefing quotidiano con gli altri tour leaders chiedendo che venissero individuati e richiamati all’ordine. Mentre parlavo, proprio quello che poi si e’ scoperto essere il loro professore commentava ai suoi vicini “ma figuriamoci, sara’ stato il suo stesso nanetto a mandarla a cagare!” (riferendosi a Tommaso, il ragazzo piu’ simpatico del mio gruppo, che, tra l’altro e’ sempre pronto a dare una mano ai ragazzi dello staff locale quando li vede fare lavori di bassa manovalanza, come trasportare pacchi , casse, ecc. ecc.).
 

Ecco, sta succedendo questo: siccome i miei ragazzi sono sempre puntuali e non danno mai problemi, anzi, sono sempre pronti a dare una mano agli organizzatori, si stanno tirando addosso l’invidia di alcuni professori, che, ogni volta che succede qualcosa (furto di alcolici dal bar, baccano infarnale nei corridoi, mobili e divani trasportati in corridoio, atti vandalici) provano sempre a dare la colpa a loro, venendo poi smentiti ogni volta dalle circostanze.

 E allora parliamo di questi professori, fulgido esempio di educatori di sta cippa.

C’e’ quella col caschetto, la tipica sciura milanese, sempre col sopracciglio alzato che mi tratta come la piccola fiammiferaia. Un giorno che avevamo un’escursione a NY eravamo divisi in due gruppi. Un gruppo andava per musei e l’altro alla statua della liberta’. Io fui assegnata al tour di musei mentre lei alla statua. Siccome era prevista pioggia le sciura si sistemo’ le cose per benino, decidendo per tutti e proponendo agli organizzatori di mandare me a girare sotto la pioggia e lei al museo. Lei la sera prima mi venne a chiedere se fossi daccordo con il cambio, dando per scontato che lo fossi, perche' lei-sciura io-fiammiferaia. Naturalmente le risposi di no, anche perche’ avevo appuntamento con la mia amica americana, e da allora a stento mi rivolge la parola. Sta sui nervi agli organizzatori perche’ non le va mai bene niente ed ha un modo sprezzante di rivolgersi agli altri.
 

C’e’ quella che sa tutto lei e che fa figure di merda in continuazione. Ieri c’era il Talent Show. Cioe’ i ragazzi dovevano andare sul palco e cantare, suonare, recitare, a seconda di quello che sapevano fare. Mentre tutti hanno preso la cosa con leggerezza, come andava presa, lei non ha dormito per due notti per scrivere le parti di grease ai suoi ragazzi, naturalmente facendo  enorme pubblicita’ alla cosa. Per farla breve, hanno fatto una figura di merda colossale, perche’ non si ricordavano niente e non sono riusciti a finire neanche la scena per scappare dietro le quinte.

Si spaccia per pratese e parla con evidente accento toscano, ma in mezzo alle aspirate ne ho individuate alcune che sono di chiara matrice calabrese. E dillo di dove sei! Di che ti vergogni?

Giorni fa ha illuso le sue alunne dicendo che le avrebbe fatte andare a Broadway in limousine, visto che costano poco. Naturalmente non glielo hanno fatto fare! Vi imagínate che sarebbe succeso se tutti i 450 ospiti stranieri del college avessero fatto la stessa richiesta?

 
C’e’ il cazzone giovane (quello che oggi diceva che non poteva assolutamente essere stato uno dei suoi a mandarmi affanculo) che e’ un idiota perso, bambinone viziato con la panzona, l’ipod sempre nelle orecchie e i capelli a spada. Da quando lo conosco non ha fatto altro che rintronarmi i maroni con la storia che voleva andare a vedere i Pearl Jam al Madison invece che stare dietro ai ragazzi “cazzo ci sono i PEARL JAM e noi che cazzo facciamo? Cazzo dai, andiamo a vedere il musical!!??!! Ma come si fa, cazzo. Ma Diobon, ma portateci a vedere i Pearl Jam, cosa cazzo me ne faccio del musical? “

Per farla breve, ha lasciato i suoi al Broadway e se ne e’ andato a vedere i PJ per davvero.

C’e’ il preside di Verona (falso come le labbra della parietti) che si e’ portato dietro uno stuolo di ragazzine antipaticissime, con la puzza sotto al naso e leghiste fino al midollo. Mi diceva Tommaso ieri “prof. non ho mai visto delle troie simili” “me perche’ dici cosi’, tommy ? La danno a tutti ? » « no, prof. sono proprio troie nell’anima’’ . E ha detto tutto. Ieri al talent show hanno fatto la danza dei maori, e pure il preside  si agitava sul palco mezzo nudo. Mah.
 

Insomma, guardo certi esempi di educatori e non mi stupisco piu’ della maleducazione dei loro studenti.

Per fortuna, la maggior parte della gente e' trattabile. Io, per esempio, sono sempre in giro con valentina e altre 3 o 4 persone tra le piu' simpatiche. Anche tra i ragazzi ve ne sono di carini e simpatici, solo che, come al solito, saltano agli occhi (e ai nervi) quelli che vorresti vedere cionchi per terra con le gambe spezzate.


P.S. : ora che stiamo per andar via chi ti arriva al campus??????? un'orda di giocatori di pallacanestro da tutto il new Jersey per un summer camp. Ditemi se non e' un'ingiustizia. Io a colazione stamattina mi sono innamorata di uno di colore che sembra Denzel. Denzel Washington. Nel pieno del suo fulgore giovanile tipo "Molto rumore per nulla", l'avete visto?


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sabato, 28 giugno 2008, ore 17:11

C'e' il capo qui che si chiama Carson.

Da un po’ di giorni i ragazzi di verona quando si rivolgono a lui lo chiamano “Ehi, Cazzon” e lui non se ne accorge, poverino.
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giovedì, 26 giugno 2008, ore 17:34

A proposito di studenti stranieri, facevo cenno in altri post ad un folto gruppo di studenti che provengono dal Kzakistan e dall’ Azerbajan e che vengono spesso abbinati a noi italiani durante le escursioni.

Allora, il problema che si presenta ogni volta e’ come chiamarli. Mentre per quelli del Kazakistan non ci sono problemi e vengono chiamati, appunto, “i Kazaki”, per quelli dell’Azerbajan le cose si fanno piu’ complicate. Come li chiami? Azerbajanesi? Azerbajanetti? Azerbajanani? “Quelli dell’Azerbajan”? E’ chiaro che ognuna di queste soluzioni e’ improponibile in un contesto, come le escursioni, dove la velocita’ delle informazioni e’ fondamentale.

Il problema e’ stato risolto a livello off-records, ovviamente, dagli stessi ragazzi italiani che, tenendo conto dei loro tratti somatici, hanno coniato il termine “GIAPPONERI”.

Intanto io ai miei ho detto di non chiamarli cosi' neanche quando parlano tra di loro, non sia mai dovesse suonare poco ratially correct.


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