Spero che abbiate un'idea delle proporzioni. E' l'atrio del palazzo della Sony.
Madre egoista = bimbo che piange
Scusi, dov'è il telefono?

La campagna elettorale. La maglietta di Obama mi tentava.
Protesta solitaria davanti alla Casa Bianca.
Eccoci qui, reduci da un viaggio ancora piu’ massacrante di quello dell’andata, causa pulmino con turbina scassata che ha impiegato esattamente il doppio del tempo a portarci a casa.
Mi e’ sembrato strano risvegliarmi senza i ragazzi, oggi. Non sentire le loro voci in corridoio “Sandra, mi presti la piastra per i capelli???” “Apri, sono io! Dove hai messo il bagnoschiuma?” “Dove è Rita? Mi ha lasciata fuori in mutande e si è portata via le chiavi. Mo’ che torna io l’AMMAZZOOOOO!”
Uno dei giardini interni della Princeton University
Ritrovarli poi nella Dining Hall a pranzo, ormai rassegnati al menù deprimente a base di roba fritta e bisunta, sentirli chiamarmi “Prof., è sola? Venga, si sieda qui con noi!” e ascoltare le loro chiacchiere, fitte di nuove scoperte e di pettegolezzi di corridoio.
Mi sembrerà strano non portarli più in giro alla scoperta di realtà nuove e vederli a bocca aperta, lassù a Top of the Rock in cima al Rockfeller Center o sotto all’Empire. O guardarli mentre si accalcano per chiedere l’autografo alla star dello show a Broadway, o mentre mi fanno infilare in quei maledetti simulatori di volo del museo dello spazio a Washington, dove, peraltro, mi hanno fatto fare per ben due volte a tradimento il giro della morte a testa in giù, gli stronzoni (hanno perciò scoperto che anche la loro prof. dice le parolacce, eccome, e che varietà!).
E poi la sera. Quelle nottate fitte di chiacchierate, stesi sul prato di fronte alla residenza, senza mai sentirmi un’intrusa, perché mi hanno sempre voluta con loro, come una di loro. E vai, con tutti i pettegolezzi succulenti, chi si fidanza con chi, chi tromba con chi, chi si lascia con chi. Cavoli, i ragazzi hanno orecchie e occhi dappertutto, sapevano tutte le tresche, soprattutto quelle tra gli animatori americani e qualche tour leader italiano (goduria).
Princeton University
Per non parlare dei soprannomi affibbiati agli antipatici. La Nazista era il capo dei Counsellors, una ragazzetta arrogante e maleducata con cui ho litigato subito perché mi trattava malissimo, solo perché era nervosa. “I don’t like the way you talk to me, you’re really rude. I won’t stand it any longer!” le ho solo ditto, e lei si è messa a piangere in maniera isterica e non mi ha più rivolto la parola. Non è mai venuta a chiedermi scusa, come gli altri counsellors speravano. Sì e solo vendicata come poteva. Da qui “la Nazista”.
Il Cerbero era la prof. di Milano, quella col caschetto biondo e il sopracciglio alzato che mi trattava da piccola fiammiferaia. La cretina, però, dalla fiammiferaia è stata tratta in salvo ben due volte in occasione di visite ad un centro commerciale grande quanto una metropoli, nel quale si è regolarmente persa. Quando l’ho trovata era in preda ad una crisi di pianto perché da ore non incontrava nessuno del gruppo e non riusciva a trovare il luogo dell’appuntamento con gli altri, nonostante la piantina in mano. E poi c’è quella dell’ultimo giorno a NY. Il programma prevedeva qualche ora nei paraggi della 5th. Ma lei è una figa, lei è una che i programmi fatti dagli altri non li rispetta mica, figuriamoci. E per fare la figa, nonostante il divieto assoluto dei counsellors, si è trascinata 20 ragazzi in metropolitana fino a Little Italy (perché la polla non sa che ormai little italy non esiste più, se non qualche ristorante a Mulberry Street). Naturalmente è riuscita a perdersi anche lì. Si è presentata all’appuntamento al pullman solo 3 ore dopo, creando dei disagi pazzeschi a tutta l’organizzazione. Che poi perdersi a manhattan non è possibile anche volendolo, essendo le strade e le avenues disposte in maniera talmente razionale che puoi anche non aver bisogno della piantina.
Poi c’era la Salamandra. La prof. aspirante (in senso che aspira ad esserlo e che aspira i suoni) pratese (ma calabrese dentro). Una di quelle che “so tutto io perché sono furba”. Ne ha combinata una dopo l’altra.
Il Patatone era il panzone con i capelli a spada e la passione per i Pearl Jam. I suoi studenti erano il suo ritratto. La mattina dopo che uno dei suoi mi manda letteralmente affanculo, si avvicina al mio tavolo a mensa e mi fa: “senti, se vieni con me andiamo al tavolo dei ragazzi e così ti faccio chiedere scusa!”. Trattengo a stento la risata che sento sta per percuotermi il petto e lo mando gentilmente a cagare, a modo mio “senti, andarmi a prendere le scuse non mi interessa per niente, voglio solo che la smettano di schiamazzare in piena notte”. “va bene, ora mi sentono”. Lo hanno sentito così bene che l’ultimo giorno hanno devastato il college (e pagato i danni, i polli).
Il Cafone era chiamato così per il look canottiera, bermuda, camperos. Intanto il cafone la notte lasciava i suoi ragazzi incustoditi al college per andarsene al pub con la nazista. Bevi di qua e bevi di là, ci è scappata pure la trombata. Che coppia.

Sono fiera dei miei ragazzi. A detta di tutti i Counsellors sono i migliori come comportamento e puntualita’. Infatti sono diventati i cocchi di tutto lo staff americano.
Ecco, sta succedendo questo: siccome i miei ragazzi sono sempre puntuali e non danno mai problemi, anzi, sono sempre pronti a dare una mano agli organizzatori, si stanno tirando addosso l’invidia di alcuni professori, che, ogni volta che succede qualcosa (furto di alcolici dal bar, baccano infarnale nei corridoi, mobili e divani trasportati in corridoio, atti vandalici) provano sempre a dare la colpa a loro, venendo poi smentiti ogni volta dalle circostanze.
C’e’ quella che sa tutto lei e che fa figure di merda in continuazione. Ieri c’era il Talent Show. Cioe’ i ragazzi dovevano andare sul palco e cantare, suonare, recitare, a seconda di quello che sapevano fare. Mentre tutti hanno preso la cosa con leggerezza, come andava presa, lei non ha dormito per due notti per scrivere le parti di grease ai suoi ragazzi, naturalmente facendo enorme pubblicita’ alla cosa. Per farla breve, hanno fatto una figura di merda colossale, perche’ non si ricordavano niente e non sono riusciti a finire neanche la scena per scappare dietro le quinte.
Si spaccia per pratese e parla con evidente accento toscano, ma in mezzo alle aspirate ne ho individuate alcune che sono di chiara matrice calabrese. E dillo di dove sei! Di che ti vergogni?
Giorni fa ha illuso le sue alunne dicendo che le avrebbe fatte andare a Broadway in limousine, visto che costano poco. Naturalmente non glielo hanno fatto fare! Vi imagínate che sarebbe succeso se tutti i 450 ospiti stranieri del college avessero fatto la stessa richiesta?
Per farla breve, ha lasciato i suoi al Broadway e se ne e’ andato a vedere i PJ per davvero.
Insomma, guardo certi esempi di educatori e non mi stupisco piu’ della maleducazione dei loro studenti.
Per fortuna, la maggior parte della gente e' trattabile. Io, per esempio, sono sempre in giro con valentina e altre 3 o 4 persone tra le piu' simpatiche. Anche tra i ragazzi ve ne sono di carini e simpatici, solo che, come al solito, saltano agli occhi (e ai nervi) quelli che vorresti vedere cionchi per terra con le gambe spezzate.
P.S. : ora che stiamo per andar via chi ti arriva al campus??????? un'orda di giocatori di pallacanestro da tutto il new Jersey per un summer camp. Ditemi se non e' un'ingiustizia. Io a colazione stamattina mi sono innamorata di uno di colore che sembra Denzel. Denzel Washington. Nel pieno del suo fulgore giovanile tipo "Molto rumore per nulla", l'avete visto?
A proposito di studenti stranieri, facevo cenno in altri post ad un folto gruppo di studenti che provengono dal Kzakistan e dall’ Azerbajan e che vengono spesso abbinati a noi italiani durante le escursioni.
Il problema e’ stato risolto a livello off-records, ovviamente, dagli stessi ragazzi italiani che, tenendo conto dei loro tratti somatici, hanno coniato il termine “GIAPPONERI”.
Intanto io ai miei ho detto di non chiamarli cosi' neanche quando parlano tra di loro, non sia mai dovesse suonare poco ratially correct.