Forse avete capito che sono una che quando le parte l'embolo si deve sfogare. E ora mi incavolo sul serio.
Comincio alla terza ora e me la prendo comoda. Faccio colazione con la TV accesa.
C’è una giornalista che non ho capito come si chiama ma aveva una giacca rosa, capelli castani imbalsamati sulla testa, sguardo intelligente come quello di un batterio.
Sono distratta, tengo la tv accesa solo per sentire un po’ di rumore, per avere la sensazione di avere compagnia. Non mi rendo subito conto di quello che sta succedendo.
E’ in collegamento con una corrispondente da Gravina.
Questa stronza è riuscita ad intrufolarsi in casa della mamma dei due ragazzini nello stesso momento in cui sta entrando il maresciallo dei carabinieri per comunicare ufficialmente alla signora che quei due corpi appartengono ai suoi figli.
Con orrore assisto impietrita, con il sangue che mi monta alla testa e la voglia di prendere ad unghiate la faccia di quell'imbecille, ad un massacro televisivo, ad un episodio di cannibalismo mediatico da quarto,quinto,sesto potere, di voyeurismo indecente e di giornalismo vergognoso.
Nel frattempo il maresciallo si avvicina e qualcuno capisce e toglie il telefono dalle mani della signora e lo passa alla stronza, la quale commenta, incalzata e incoraggiata, in questo sabba vorace e affamato di sangue, dalla woman in pink chi si agita tutta contenta in studio.
“Ecco sì, il maresciallo le si avvicina, la abbraccia. Ecco ecco!! In questo momento le sta dicendo che i i suoi figli sono morti! Ecco ecco, la signora piange! La signora piange, sta piangendo!”
E non riesco ad andare avanti perché mi tremano le dita per la rabbia e sbaglio i tasti sulla tastiera.
Allora, ammirando sinceramente chi il mestiere di giornalista lo sa fare, mi rivolgo a tutte le pinkies e le inviate dei miei stivali:
Mi fate schifo, voi che vi fregiate del titolo di giornalisti ma non sapete scrivere, che siete dei mediocri e non sapete come trattare una notizia e per questo vi trasformate in cannibali, violate la privacy in questo modo indecente e mancate di rispetto alle persone approfittando della loro incapacità di difendersi, commettendo anche una violenza su di me, spettatore, che invece il senso del rispetto per gli esseri umani cerco di averlo.
Mi fate schifo perché non avete il senso della decenza umana e professionale.
E mi fa schifo la rai perché certe persone, invece di cacciarle a calci in culo, le assume e le incoraggia in questa sorta di pseudogiornalismo volgare.
Ma i diritti della gente per bene, quella che non vuole assistere al compiersi di certe nefandezze becere dove sono?
Allora, siccome questo è il mio blog e ne posso fare quello che mi pare, io voglio usare questo mio spazio per dar voce a tutto il mio disgusto e la mia indignazione, sperando che siano condivisi da tanti.
Da un po’ di giorni arrivano a casa telefonate hard da parte di qualche maniaco deficiente frustrato e pippaiolo.
Ieri quella santa donna timorata di dio di mia madre, la stessa donna che quando ha trovato il grembiulino con i cazzetti che le mie amiche mi regalarono per l’addio al nubilato se l’è fregato perché li aveva scambiati per cartoni animati innocui, l’ha indossato per preparare il pranzo di natale e se l’è scordato addosso quando sono arrivati i primi ospiti tra i quali anche la mia precisissima e garbatissima e tanto perbene suocera che però un po’ più scafata di mia madre lo è, ebbene, dicevo, mia madre per la prima volta in vita sua ha risposto, senza saperlo, ad una di queste telefonate hard.
Io non me ne sono resa conto fino a quando dall’altra stanza non l’ho sentita dire:
“ah, uhhh, sì, sì, agh! uf uf uf! gn gn! aaahhh!! fff uh uh!”
“sì? ma cosa c’è, non si sente bene? pronto? se riesce a dirmi chi è, le mando un dottore!”
“Ieh ieh ah ah uuuuuh, agh agh uf uf uf egh gn gn gn!”
“pronto? pronto, zia nellina, ma sei tu? oddio, sei tu? hai la pressione alta? ti mando l’ambulanza! aspetta che chiamo l’ambulanza, hai capito?”
“aaaaagh, uf uf ghu ghu ghu, sì sì sì, umpf umpf umpf”
“agh agh unmpf ah ah ah ah ah, bella porcona!”
“il portone? quale portone? pronto? oddio, Katika???? qui c’è qualcuno che sta male!!! vieni!!”
“umpf umpf ah, sì sì brava vieni!”
Ma nessuno di voi si è mai trovato nell’imbarazzante situazione di dover spiegare i fatti della vita alla propria madre?
La mia amica insegna alle elementari. Oggi è successo questo:
Bambini seduti per terra a giocare al gioco della bottiglia.
Maestra entra e trova un foglio con il seguente elenco dei pegni:
1 bacio
2 bacio con la lingua
3 palpata di tette
4 fare l’amore
5 fare l’amore da dietro
Chiamatemi pure bacchettona ma io posso pure accettare che dei BAMBINI a nove anni possano avere una vaga idea del bacio con la lingua ma fare l’amore, addirittura da dietro, quello proprio no!
Forse dovremmo riconsiderare tutti quanti il modo in cui l’infanzia viene esposta al mondo degli adulti e ivi lasciata senza difese.
Francamente sono senza parole.
Ieri, mentre facevo da babysitter a Rick (sì, perché quello faccio io quando lui è in classe) ho finalmente capito perché esistono i lettori di lingua straniera.
Loro, invece, vengono qui, giovani ed inesperti, per imparare la loro stessa lingua.
“Well, it would be great if you could explain the future, thanks”
“Th.., the future?!?!?! O_O. Ok. Well… there are 2 ways to express the future…”
“Sorry to interrupt, but I thought there were 3 ways to express the future…”
“No. The first is “will”, the second is “going to”, that’s it”
Dopo aver concordato finalmente che esistono tre versioni di futuro, I ragazzi gli hanno chiesto di spiegare quando si usano.
Il povero Rick mi ha guardato con occhi spalancati che imploravano salvezza e mi dicevano “Ma quanto sono tignosi! E che ne so io di quando si usano? Io li uso e basta! Ma che fuck sono venuto a fare qui da queste iene mentre potevo stare a rotolarmi tra le lenzuola nella pensioncina di Dover con la mia girlfriend che stamattina mi ha pure mandato una Valentine per Valentine’s Day? E tu, tu che mi guardi con aria di attesa e si vede dalla faccia che stai pensando che sono un cazzafrullone inglese che l’inglese non lo sa, buttami un salvagente, I’m begging you! Non lasciarmi solou!"
Poi non mi dite che non ho cuore, eh? Avrei tanto voluto lasciarlo come pasto alle belve. Perché più sono bravi e più sono belve, ricordatevelo, perché non le potete imbrogliare, non potete improvvisare, né fingere di sapere: non ve lo perdoneranno mai. Dunque, dicevo, mi sono impietosita di quell'animadiddio e l'ho tolto d'impiccio.
Insomma, ho dovuto spiegare anche al povero Rick, oltre che ai ragazzi, i vari futuri inglesi e il loro uso.
E va bene, eccomi qui. Sono stata cazziata da un po’ di gente per la mia latitanza post-ritorno. Il fatto è che ho sempre del pudore nel raccontare di un viaggio o nel farne vedere i documenti fotografici perché ho timore di ammorbare il prossimo al quale molto probabilmente dei tuoi filmini e dei tuoi resoconti delle vacanze non importa un beato niente.
Bilancio del viaggio positivo, nonostante alcuni imprevisti:
La conclusione di quanto ai punti 1-5 è che forse è meglio se io e il Purpu continuiamo a viaggiare da soli, come abbiamo sempre fatto.
In realtà se avessimo potuto scegliere non sarebbe stata una meta prioritaria. Avendo organizzato il tutto tre giorni prima di partire, abbiamo dovuto accontentarci di quello che era rimasto.
Non solo perché ho visto un posto dove la natura è stata generosissima. I luoghi sono appunto quelli che uno si aspetta: vegetazione lussureggiante, spiagge bianche, palme, frutta buonissima e mare incantevole.

Prima di tutto che anche quest’isola è stata invasa dagli americani che miravano a salvaguardare i loro interessi economici sull’isola.
Poi che questo posto è stato, nel corso dei secoli, un crocevia di razze diverse che si sono mescolate tra di loro dando origine all’attuale gente dominicana che è di una bellezza impressionante. Uno dei simboli della Repubblica Dominicana è una bambolina senza volto, perché non si possono attribuire ad esso dei caratteri specifici.
Anche lì ci saranno a breve le elezioni. Anche lì la gente si lamenta del costo della vita. Però la cosa che mi ha colpito di più è che il parametro non è il chilo di pane ma un platano (cioè una banana). L’autista dell’autobus ci diceva scandalizzato che ormai una banana costa 17 pesos.
Però la loro campagna elettorale ha toni meno sontuosi dei nostri e in fondo non si prendono troppo sul serio: l’anima latina emerge felicemente anche nei momenti più imbarazzanti. Per radio un giorno seguivo un dibattito tra gli esponenti dei due partiti concorrenti. Ad un certo punto uno dei due, volendo offendere l’altro, lo apostrofa dicendo “Tu eres un alquimista!” . Viene fuori che voleva dire “arrivista”. Si sono talmente schiantati tutti dalle risate, moderatore compreso, che alla fine il dibattito politico ha assunto toni molto più rilassati e quasi conviviali.
Il clima sta cambiando anche lì. Il mese più stabile dell’anno, febbraio, è caratterizzato ormai da cambiamenti repentini di tempo, piogge improvvise e annuvolamenti imprevedibili. I dominicani non sanno cosa pensare, ma non possono far altro che tirare avanti, sperando che il turismo non venga eccessivamente turbato dal global warming.
Nonostante il turismo abbia di molto innalzato i livelli di occupazione della gente, il paese comunque è ancora molto povero. Dovunque ci sono bambini che ti vengono intorno a chiederti qualche soldo, ma mai per elemosina, si badi bene. Si offrono per qualche commissione o di farti le treccine.
Era il giorno dell’escursione all’Isla de Catalina. Al ritorno, scesi dalle lance, abbiamo trovato ad attenderci un gruppo di bambini con in mano delle bottiglie di plastica piene di acqua. Ci vengono addosso, offrendo di fare qualcosa che non capisco bene. Le altre persone che erano con me si infilano subito sul pulmanino che era ad attenderci. Io mi attardo a fare un cambio pantaloni e, prima di poterlo impedire, mi ritrovo con tre bambini intorno che mi versano l’acqua sui piedi e uno che con le manine accenna a lavarmeli. “No, no, no es necesàrio!” dico col mio fantasioso spagnolo. Porca miseria, l’acqua va bene, ma quelle manine così piccole a lavarmi i piedi mi fanno impressione. No, bambino, penso, tu dovresti essere a scuola a quest’ora. Alzati, tirati su, dai. È troppo presto per imparare cos’è l’umiliazione. È tempo di giochi e di tabelline per te.
Ho sottratto dunque i piedi a quelle manine e vergognandomi sono salita confusa sul bus, mentre il Purpu distribuiva monetine da un euro (molto apprezzato l’euro da quelle parti) a tutti i bambini.
Insieme alle palme e alle spiagge da sogno, questa è l’immagine che mi è rimasta impressa da questo viaggio.Insieme a quella del vecchietto

che cantava solitario in una stradina secondaria del villaggio medievale di Casa de Campo. Aveva lo sguardo truce ma la voce dolce e cantava l’amore per una certa Maria.