giovedì, 28 febbraio 2008, ore 13:15

Anni fa fui incuriosita dal titolo di un libro.

Era "Forse mi uccideranno domani" di Ingrid Betancourt.

Lo lessi e fu così che scoprii questa donna coraggiosa. La scoprii quando era ancora una donna libera. Ne ammirai la forza e la determinazione che l'avevano portata ad abbandonare una vita comoda e agiata a Parigi per tornare nel suo paese per cercare di dare una mano. Sapeva che le sue idee avrebbero dato fastidio e sapeva di essere in pericolo. Infatti, puntuale, arrivò il rapimento da parte delle FARC, circa sei anni fa.

Di oggi la notizia, fornita dagli ostaggi liberati in questi giorni, che Ingrid sta morendo di Epatite B nella giungla colombiana.

Io mi auguro che questa donna, che nella mia testa associo a tutte le grandi donne che hanno dato la vita o la stanno mettendo in gioco per degli ideali, come Benazir Bhutto, Indira Ghandi, Aung Sang Si Min, ce la faccia.

Che possa avvertire in qualche modo l'ammirazione e il calore umano e l'affetto di tutti coloro, che come me, sono stati affascinati dal suo percorso umano.

Che il "domani" del suo libro possa non arrivare mai.
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mercoledì, 27 febbraio 2008, ore 20:59

Per la serie: non c'è limite al peggio.

Mi stacco dalla tv per riferire quello che ho appena visto adesso:

Emittente privata locale.  (se volete, in privato vi do i dettagli)

Un giornalista intercetta la madre di Gravina. La donna sta partendo per Bari per effettuare il riconoscimento.

"Signora, lei sta andando  all'istituto di medicina legale per riconoscere i corpi dei suoi due figli. Con quale stato d'animo ci va?"

Ma si può fare una domanda del genere? Con che cazzo di stato d'animo vuoi che ci vada, brutta testa di minchia!

Non basta. I giornalisti seguono la donna fino all'istituto. La braccano fino all'ingresso. La scena è questa: la mamma al centro, un giornalista (lo stesso di prima) a destra e una giornalista a sinistra.

Lui: "Signora, i suoi figli hanno fatto una morte atroce. Sono morti di fame!"

Lei: "Sono morti di freddo!"

La mamma: "Lo so....è la cosa più brutta..che possa capitare"

Lui: "Cosa pensa adesso dopo tutte le cose brutte che sono state dette su di lei?"

Ma cosa cazzo gliene frega alla signora delle cose brutte dette su di lei! Cretino, hai mai provato ad andare all'obitorio a riconoscere il corpo mummificato di un figlio morto di fame e di freddo, anzi due?

Ragazzi, scusate di questo rigurgito di rabbiosa indignazione, ma questa cosa non riesco a farmela passare.

Prometto che domani cambio registro, ma ancora per oggi fatemi parlare.
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martedì, 26 febbraio 2008, ore 14:04

Forse avete capito che sono una che quando le parte l'embolo si deve sfogare. E ora mi incavolo sul serio.

Ore 9 e 15 di stamattina

Comincio alla terza ora e me la prendo comoda. Faccio colazione con la TV accesa.

Rai 1.

C’è una giornalista che non ho capito come si chiama ma aveva una giacca rosa, capelli castani imbalsamati sulla testa, sguardo intelligente come quello di un batterio.

Sono distratta, tengo la tv accesa solo per sentire un po’ di rumore, per avere la sensazione di avere compagnia. Non mi rendo subito conto di quello che sta succedendo.

E’ in collegamento con una corrispondente da Gravina.

 

Questa stronza è riuscita ad intrufolarsi in casa della mamma dei due ragazzini nello stesso momento in cui sta entrando il maresciallo dei carabinieri per comunicare ufficialmente alla signora che quei due corpi appartengono ai suoi figli.

 

Con orrore assisto impietrita, con il sangue che mi monta alla testa e la voglia di prendere ad unghiate la faccia di quell'imbecille, ad un massacro televisivo, ad un episodio di cannibalismo mediatico da quarto,quinto,sesto potere, di voyeurismo indecente e di giornalismo vergognoso.

L'inviata è collegata telefonicamente alla woman in pink:
 " Si ecco, vedo il maresciallo che si avvicina alla signora, ci siamo ci siamo!"
“Dai, passami la signora!”
“Signora, cosa vede?”
“Non so, vedo il maresciallo che sta venendo verso di me!”
“Signora e come mai?”
“Non so, forse mi deve dire qualcosa, n-n-n-non so”
“Qualcosa sui suoi bambini, signora?”
“Forse, sicuramente, mi deve dire qualcosa”

Nel frattempo il maresciallo si avvicina e qualcuno capisce e toglie il telefono dalle mani della signora e lo passa alla stronza, la quale commenta, incalzata e incoraggiata, in questo sabba vorace e affamato di sangue, dalla woman in pink chi si agita tutta contenta in studio.

“Dai su, racconta, cosa vedi, cosa sta succedendo?”

“Ecco sì, il maresciallo le si avvicina, la abbraccia. Ecco ecco!! In questo momento le sta dicendo che i i suoi figli sono morti! Ecco ecco, la signora piange! La signora piange, sta piangendo!”

E non riesco ad andare avanti perché mi tremano le dita per la rabbia e sbaglio i tasti sulla tastiera.

Allora, ammirando sinceramente chi il mestiere di giornalista lo sa fare, mi rivolgo a tutte le pinkies e le inviate dei miei stivali:

Mi fate schifo, voi che vi fregiate del titolo di giornalisti ma non sapete scrivere, che siete dei mediocri e non sapete come trattare una notizia e per questo vi trasformate in cannibali, violate la privacy in questo modo indecente e mancate di rispetto alle persone approfittando della loro incapacità di difendersi, commettendo anche una violenza su di me, spettatore, che invece il senso del rispetto per gli esseri umani cerco di averlo.

Mi fate schifo perché pensate che la gente sia come voi.

Mi fate schifo perché non avete il senso della decenza umana e professionale.

E mi fa schifo la rai perché certe persone, invece di cacciarle a calci in culo, le assume e le incoraggia in questa sorta di pseudogiornalismo volgare.

Ma i diritti della gente per bene, quella che non vuole assistere al compiersi di  certe nefandezze becere dove sono?

Allora, siccome questo è il mio blog e ne posso fare quello che mi pare, io voglio usare questo mio spazio per dar voce a tutto il mio disgusto e la mia indignazione, sperando che siano condivisi da tanti.

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venerdì, 22 febbraio 2008, ore 19:29

Da un po’ di giorni arrivano a casa telefonate hard da parte di qualche maniaco deficiente frustrato e pippaiolo.

 Appena costui sente il “pronto?” comincia a sparare una raffica di grugniti e lamenti che più che farti pensare a uno che sta godendo come un maiale ti fa venire in mente invece uno che non ce la fa proprio.
 
Sta di fatto che appena sento ansimare dall’altra parte della cornetta mando un “vaffanculo” e butto giù.

Ieri quella santa donna timorata di dio di mia madre, la stessa donna che quando ha trovato il grembiulino con i cazzetti che le mie amiche mi regalarono per l’addio al nubilato se l’è fregato perché li aveva scambiati per cartoni animati innocui, l’ha indossato per preparare il pranzo di natale e se l’è scordato addosso quando sono arrivati i primi ospiti tra i quali anche la mia precisissima e garbatissima e tanto perbene suocera che però un po’ più scafata di mia madre lo è, ebbene, dicevo, mia madre per la prima volta in vita sua ha risposto, senza saperlo, ad una di queste telefonate hard.

Io non me ne sono resa conto fino a quando dall’altra stanza non l’ho sentita dire:

“pronto? chi parla?”

“ah, uhhh, sì, sì, agh! uf uf uf! gn gn! aaahhh!! fff uh uh!”

“sì? ma cosa c’è, non si sente bene? pronto? se riesce a dirmi chi è, le mando un dottore!”

Ieh ieh ah ah uuuuuh, agh agh uf uf uf egh gn gn gn!”

“pronto? pronto, zia nellina, ma sei tu? oddio, sei tu? hai la pressione alta? ti mando l’ambulanza! aspetta che chiamo l’ambulanza, hai capito?”

aaaaagh, uf uf ghu ghu ghu, sì sì sì, umpf umpf umpf”

“però non mi sembri zia nellina”

“agh agh unmpf ah ah ah ah ah, bella porcona!”

“il portone? quale portone? pronto? oddio, Katika???? qui c’è qualcuno che sta male!!! vieni!!”

“umpf umpf ah, sì sì brava vieni!”

- Mammaaa! ma dove vivi? in un libro illustrato dei fratelli Grimm? Dammi qua la cornetta!: “Vaffanculo, porco schifoso!”         

- Ma katika, ma che sei impazzita? E che razza di modi! Quel poveretto stava male e se ora muore sarà tutta colpa tua!
 
A fare del bene…

Ma nessuno di voi si è mai trovato nell’imbarazzante situazione di dover spiegare i fatti della vita alla propria madre?

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giovedì, 21 febbraio 2008, ore 16:59



Ragazzi, sapete cos'è l'Età dell'Ansia?

"Sì, prof., quella di mia madre!
"



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martedì, 19 febbraio 2008, ore 20:08

La mia amica insegna alle elementari. Oggi è successo questo:

Classe 4 elementare. Età 9 anni.
 
Ricreazione.

Bambini seduti per terra a giocare al gioco della bottiglia.

Maestra entra e trova un foglio con il seguente elenco dei pegni:

1  bacio

2  bacio con la lingua

3  palpata di tette

4  fare l’amore

fare l’amore da dietro

Chiamatemi pure bacchettona ma io posso pure accettare che dei BAMBINI a nove anni possano avere una vaga idea del bacio con la lingua ma fare l’amore, addirittura da dietro, quello proprio no!

Forse dovremmo riconsiderare tutti quanti il modo in cui l’infanzia viene esposta al mondo degli adulti e ivi  lasciata senza difese.

Francamente sono senza parole.

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venerdì, 15 febbraio 2008, ore 18:16

Ieri, mentre facevo da  babysitter a Rick (sì, perché quello faccio io  quando lui è in classe) ho finalmente capito perché esistono i lettori di lingua straniera.

Esistono, appunto, per leggere. E basta.

Loro, invece, vengono qui, giovani ed inesperti, per imparare la loro stessa lingua.

Non sto scherzando.
 
“Che faciamo ogi?”

“Well, it would be great if you could explain the future, thanks”

“Th.., the future?!?!?! O_O. Ok. Well… there are 2 ways to express the future…”

“Sorry to interrupt, but I thought there were 3 ways to express the future…”

“No. The first is “will”, the second is “going to”, that’s it”

“What about the present continuous?”
“I said that: going to!”
 
OH. MY. GOD.

Dopo aver concordato finalmente che esistono tre versioni di futuro, I ragazzi gli hanno chiesto di spiegare quando si usano.

Il povero Rick mi ha guardato con occhi spalancati che imploravano salvezza e mi dicevano “Ma quanto sono tignosi! E che ne so io di quando si usano? Io li uso e basta! Ma che fuck sono venuto a fare qui da queste iene mentre potevo stare a rotolarmi tra le lenzuola nella pensioncina di Dover con la mia girlfriend che stamattina mi ha pure mandato una Valentine per Valentine’s Day? E tu, tu che mi guardi con aria di attesa e si vede dalla faccia che stai pensando che sono un cazzafrullone inglese che l’inglese non lo sa, buttami un salvagente, I’m begging you! Non lasciarmi solou!"

Poi non mi dite che non ho cuore, eh? Avrei tanto voluto lasciarlo come pasto alle belve. Perché più sono bravi e più sono belve, ricordatevelo, perché non le potete imbrogliare, non potete improvvisare, né fingere di sapere: non ve lo perdoneranno mai. Dunque, dicevo, mi sono impietosita di quell'animadiddio e l'ho tolto d'impiccio.

Insomma, ho dovuto spiegare anche al povero Rick, oltre che ai ragazzi, i vari futuri inglesi e il loro uso.

Bene, dopo neanche 5 minuti il povero Rick si caccia nuovamente  nei casini. Ma ci si caccia da solo. Va alla lavagna per scrivere qualcosa e si scopre che non sa lo spelling di alcune parole inglesi.

Per spiegargli la differenza tra Capital (capitale) e Capitol (campidoglio) che lui confonde sempre e scrive male, gli ho detto di associare la o di capitol alla forma tondeggiante della cupola del campidoglio di Washington. Ha funzionato. (‘sto ragazzetto mi fa sentire Einstein).

Poi, nel tentativo di spiegare il suono del “th” si incasina alla lavagna con i simboli fonetici internazionali che solo alla fine confessa di non conoscere affatto.

Tra le parole che i ragazzi dovevano ripetere c’era “birthday”.

Rick: Nouuu! You must pronunce it correctly!
If you say “bird day” you say “giornou dell’uccello!” E come se chiedi a una “skiussi quando è tuo giornou dell’uccello?”. Doesn’t make sense!

Ecco, io vorrei che ciascuno di voi potesse per un minuto essere nei panni di un’insegnante in un momento di questi. Assistere alla devastazione di intera giornata di lavoro e di lezione. Guardare i tuoi studenti rotolarsi dalle risate, tanto da cadere dalle sedie. E dover pure spiegare al poveretto il significato allusivo della parola “uccello” in Italia.

Cartellone rosa per Rick, domani.


E stavolta io non c'entro niente.


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giovedì, 14 febbraio 2008, ore 17:26


E' da ieri che volevo dirlo:

Spielberg mi è proprio piaciuto.
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giovedì, 14 febbraio 2008, ore 16:31

A me non è mai importato granché di San Valentino.

Però voglio fare un sondaggio.

Come passeranno la serata le mie amiche bloggers?

Io lo passerò a casa mentre il mio amato bene, essendo in Egitto col suo aeroplanino, andrà a cena con il suo equipaggio, formato per l'occasione da 2 Samanthe con l'acca, 1 Jessica, 1 Vanessa, 1 Chantal. Persino il suo copilota è femmina, a questo giro. Trattasi di splendida moracciona iberica con occhi verdi.  E persino l'unico assistente di volo maschio in realtà nell'intimità si fa chiamare Eva.

Ecco, io ora voglio sapere, ce n'è una messa peggio di me?
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mercoledì, 13 febbraio 2008, ore 12:38

E va bene, eccomi qui. Sono stata cazziata da un po’ di gente per la mia latitanza post-ritorno. Il fatto è che ho sempre del pudore nel raccontare di un viaggio o nel farne vedere i documenti fotografici perché ho timore di ammorbare il prossimo al quale molto probabilmente dei tuoi filmini e dei tuoi resoconti delle vacanze non importa un beato niente.

 
Ma insomma, me lo avete chiesto voi. Mentre voi eravate a casa mia a fare bagordi io ero in quel di Punta Cana, Repubblica Dominicana.

passeggiata
 

Bilancio del viaggio positivo, nonostante alcuni imprevisti:

 
  1. La coppia che doveva viaggiare con noi (un collega del Purpu con consorte) si accorge di essere senza passaporto, cioè lei si accorge di avere il passaporto scaduto 2 giorni prima della partenza. ‘azzi suoi, penso io. Smuovendo mari e monti e conoscenze altolocate in questura riesce a rinnovarlo in un giorno.
  2. Sempre a loro l’Alitalia (“che diolaabbiaingloria” e “che vengachiusaapiùpresto” sono le attestazioni di stima del Purpu) riesce a perdere la valigia in un volo interno su Malpensa. La stessa valigia arriverà a Punta Cana il giorno prima del nostro rientro, nonostante il Polp avesse attivato le sue non poche conoscenze aeroportuali. Pertanto, siccome, non so perché, la pulzella in questione, contrariamente a quanto avrei fatto io, non ha voluto comprarsi niente da mettersi addosso, le ho dovuto prestare i miei vestiti. Ma essendo, la ragazza, più alta e più magra di me si è dovuta accontentare solo di un paio di pantaloni capri e di alcune magliette, tié.
  3. L’amico del Purpu ha perso il visto d’ingresso nella Repubblica Dominicana. Pertanto all’arrivo il Purpu, essendo l’unico a parlare uno spagnolo decoroso, ha dovuto darsi da fare per risolvere la faccenda.
  4. L’amico del Purpu, avendo dei problemi di salute, deve seguire un’alimentazione molto particolare, con dei prodotti specifici, che la moglie si era portata dietro. Sta di fatto che invece ha fatto il porco per i primi 5 giorni ed è stato malissimo gli altri 2 più durante tutto il viaggio.
  5. Tutte le volte che arrivavano in spiaggia il cielo si annuvolava. Quando se ne andavano a fare una passeggiata, tornava il sole.
  6. Di solito (ma ora io non voglio far invidia a nessuno), grazie ad una forma di cortesia tra colleghi, il Purpo ed io godiamo del privilegio di un upgrading e di essere ospitati in business, sempre che ci siano posti ancora liberi. Fino adesso ci era sempre andata bene. Indovinate questa volta?
  7. Ah, non vi ho detto come si è presentata lei all’aeroporto, quando siamo partiti. Era molto sciccosa ma più adatta ad una passeggiata in via Montenapoleone che ad un volo intercontinentale: camicia di seta, cappottino trequarti bonton beige sfiancato, borsa pitonata vernice bordeaux, pantaloni neri effetto raso, scarpine nere griffate. Io mi sono guardata: pantaloni da danza moderna freddy, abbigliamento a cipolla (maglietta, camicia, maglione), giacca a vento leggera. A vederci insieme sembravamo sciùra con cameriera al seguito. La cameriera ero io.
 

La conclusione di quanto ai punti 1-5 è che forse è meglio se io e il Purpu continuiamo a viaggiare da soli, come abbiamo sempre fatto.

 sdom04
Passiamo all’isola.
 
 
Bella è bella, la Repubblica Dominicana.

spiaggia dominicana 1

In realtà se avessimo potuto scegliere non sarebbe stata una meta prioritaria. Avendo organizzato il tutto tre giorni prima di partire, abbiamo dovuto accontentarci di quello che era rimasto.

Però ora sono molto contenta di esserci andata.

Non solo perché ho visto un posto dove la natura è stata generosissima. I luoghi sono appunto quelli che uno si aspetta: vegetazione lussureggiante, spiagge bianche, palme, frutta buonissima e mare incantevole.

spiaggia 2


Ma anche perché ho appreso delle cose.
 

Prima di tutto che anche quest’isola è stata invasa dagli americani che miravano a salvaguardare i loro interessi economici sull’isola.

 

Poi che questo posto è stato, nel corso dei secoli, un crocevia di razze diverse che si sono mescolate tra di loro dando origine all’attuale gente dominicana che è di una bellezza impressionante. Uno dei simboli della Repubblica Dominicana è una bambolina senza volto, perché non si possono attribuire ad esso dei caratteri specifici.

 

Anche lì ci saranno a breve le elezioni. Anche lì la gente si lamenta del costo della vita. Però la cosa che mi ha colpito di più è che il parametro non è il chilo di pane ma un platano (cioè una banana). L’autista dell’autobus ci diceva scandalizzato che ormai una banana costa 17 pesos.

 

Però la loro campagna elettorale ha toni meno sontuosi dei nostri e in fondo non si prendono troppo sul serio: l’anima latina emerge felicemente anche nei momenti più imbarazzanti. Per radio un giorno seguivo un dibattito tra gli esponenti dei due partiti concorrenti. Ad un certo punto uno dei due, volendo offendere l’altro, lo apostrofa dicendo “Tu eres un alquimista!” . Viene fuori che voleva dire “arrivista”. Si sono talmente schiantati tutti dalle risate, moderatore compreso, che alla fine il dibattito politico ha assunto toni molto più rilassati e quasi conviviali.

 

Il clima sta cambiando anche lì. Il mese più stabile dell’anno, febbraio, è caratterizzato ormai da cambiamenti repentini di tempo, piogge improvvise e annuvolamenti imprevedibili. I dominicani non sanno cosa pensare, ma non possono far altro che tirare avanti, sperando che il turismo non venga eccessivamente turbato dal global warming.

 

Nonostante il turismo abbia di molto innalzato i livelli di occupazione della gente, il paese comunque è ancora molto povero. Dovunque ci sono bambini che ti vengono intorno a chiederti qualche soldo, ma mai per elemosina, si badi bene. Si offrono per qualche commissione o di farti le treccine.

Ma un giorno io mi sono sentita una turista stronza.

Era il giorno dell’escursione all’Isla de Catalina. Al ritorno, scesi dalle lance, abbiamo trovato ad attenderci un gruppo di bambini con in mano delle bottiglie di plastica piene di acqua. Ci vengono addosso, offrendo di fare qualcosa che non capisco bene. Le altre persone che erano con me si infilano subito sul pulmanino che era ad attenderci. Io mi attardo a fare un cambio pantaloni e, prima di poterlo impedire, mi ritrovo con tre bambini intorno che mi versano l’acqua sui piedi e uno che con le manine accenna a lavarmeli. “No, no, no es necesàrio!” dico col mio fantasioso spagnolo. Porca miseria, l’acqua va bene, ma quelle manine così piccole a lavarmi i piedi mi fanno impressione. No, bambino, penso, tu dovresti essere a scuola a quest’ora. Alzati, tirati su, dai. È troppo presto per imparare cos’è l’umiliazione. È tempo di giochi e di tabelline per te.

Ho sottratto dunque i piedi a quelle manine e vergognandomi sono salita confusa sul bus, mentre il Purpu distribuiva monetine da un euro (molto apprezzato l’euro da quelle parti) a tutti i bambini.

Insieme alle palme e alle spiagge da sogno, questa è l’immagine che mi è rimasta impressa da questo viaggio.Insieme a quella del vecchietto

Ahi, Maria!

che cantava solitario in una stradina secondaria del villaggio medievale di Casa de Campo. Aveva lo sguardo truce ma la voce dolce e cantava l’amore per una certa Maria.


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