giovedì, 29 maggio 2008, ore 17:04

Delle varie tecniche di depilazione della patata.

Bene, vado a farmi la ceretta, no? Mentre la nazi travestita da eterea estetista si accinge a effettuare la tortura più efferata sul corpo di una donna, la ceretta all'inguine (che poi non è solo all'inguine ma anche lì sotto), il discorso cade sulle bizzarrie che ha visto al cosmoprof quest'anno. Mentre si dedica con sadica applicazione  al suo lavoro, mi aggiorna su una novità che viene dal giappone, il colore. Sì sì, c'è chi se la colora. Ma non di biondo o castano (come fanno quelle di sex & the city per nascondere i peli incanutiti) ma fucsia, verde, giallo. La passerina è poco folta? Nessun problema, esistono i toupé anche per lei! Pare che ne esistano di tutti i colori e le fogge, persino con i colori delle bandiere. Prendi 'sto tappetino e te lo incolli lì, so' soddisfazioni! Ma vi sembrano cose da dire ad una che sta urlando di dolore per toglierselo, il tappetino?

La forma della vostra peluria non vi aggrada più? Ebbene esistono delle formine (tipo quelle che usano i bambini in spiaggia) che si possono adagiare sul vostro  triangolino naturale per poter poi effettuare la depilazione intorno. Levi la formina e te la ritrovi a forma di stellina, di cuoricino, di cavalluccio marino, di vongola.

Ma la cosa più carina è quando una sua cliente le ha chiesto "Scusi, signorina, me la può fare a forma di R?, sa, mio marito si chiama Roberto!". Che tenera. Ma che marito e marito!!!!!! Certe cose una non se le fa per il marito, ma per l'amante. Ovviamente la mia estetista si è rifiutata per il semplice fatto che aveva paura di sbagliare. E se invece della R le fosse venuta una P o una F? Cosa cazzo andava a raccontare quella al cosiddetto marito?



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mercoledì, 28 maggio 2008, ore 14:49

E’ verità universalmente riconosciuta che una professoressa non ancora decrepita e tendente alla peterpanaggine possa trovarsi, in un giorno afoso di fine maggio, nella giusta predisposizione d’animo per girarla a cazzeggio.

Pertanto, giunta alla sesta ora in una classe di 3° liceo classico e avendo trovato i suoi abitanti tutti sudati per il caldone e stanchi morti dalle nottate di studio per le interrogazioni a tappeto, decide di apportare una deviazione al suo solito comportamento.  Come di consueto, viene accolta da cori sommessi e imploranti con i quali si fa appello alla sua magnanimità, che intervenga a placare la sua iperattività didattica e che li lasci lì a fare proprio niente.

“Prof. ma che fa, lezione?” “Prof., non facciamo niente, la prego, ma a lei che fastidio dà se noi dormiamo un po’?” "Prof. per favoooooore!"

Già, perché per loro la sesta ora per principio è da considerarsi una mostruosità aberrante, in quanto la stessa andrebbe meglio spesa, e sicuramente in maniera molto più fruttuosa, in attività correlate alla siesta pre- o postprandiale.

Il rito che va avanti da inizio anno prevede, dunque, che i primi 5 minuti siano dedicati ad un fittizio negoziato riguardo all'uso dell'ora, l'arretramento dalle proprie posizioni da parte dei ragazzi, la mia vittoria e infine la lezione vera e propria, durante la quale, malgrado le premesse, gli studenti lavorano sul serio e senza più battere ciglio.

Oggi è avvenuto il miracolo, perché la loro connaturata fancazzite si è inaspettatamente sovrapposta alla mia pietà nei loro confronti e allora è successo che mi è bastato vederli lì, pallidi e stremati, mi è bastato sentire l’unico ragazzo che è riuscito ad articolare dei suoni chiedermi “Prof., per favore ci lasci stare oggi!” senza convinzione, solo per ottemperare a questa sorta di cerimonia iniziatica, che ho sentito la mia voce pronunciare le seguenti parole: “Ragazzi, sapete che c’è? oggi pure a me non va di fare un beato niente!”

Silenzio. Si guardano incerti. Mi guardano perplessi. Poi vedono la mia faccia di culo, capiscono e parte una ola di festeggiamenti.

Nell’ordine abbiamo: fatto una listening comprehension sul testo di "chasing pavements", deciso del pranzo di classe e accennato qualche passo di salsa (cosa nella quale alcuni di loro eccellono). Del resto avevo o no promesso che avrei ballato il flamenco sul tavolo?. Va bé non sarà stato flamenco ma salsa, non era il 2° ma il 3° classico, non era sul tavolo ma sul pavimento, però volete mettere una vuelta fatta bene?


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lunedì, 26 maggio 2008, ore 14:56

Da quando mi sono accorta che vi divertite un sacco con gli strafalcioni dei miei alunni, ho preso l'abitudine di prendere nota. Ve la siete cercata, questa volta. Queste sono di venerdì e di oggi:

"Amleto siccome ragionava alla fine muoiono tutti"

"Cosa dice Romeo a Giulietta nella scena del balcone?" "Giulietta giulietta, quanto sei bbella!"

"Prof. com'è il compito: a domande sfuse?"

"Gentilmente, posso andare al cesso?" "Se me lo chiedi così gentilmente NO!"

Ma la più bella in assoluto secondo me è questa che segue, che contiene un concetto filosofico di inarrivabile sottigliezza:

"EH, ragazzi, chi va con lo zoppo..." "Va più veloce, prof.!"



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domenica, 25 maggio 2008, ore 10:57

Le altre mamme che stanno in galera - e ci rimarranno -  sono meno mamme di quella che ha avuto le telecamere addosso e grandi  principi del foro al suo servizio?

In questa improvvisa e forse anche prevedibile deriva di umana pietà  il mio pensiero corre sincero a tutte le altre madri che galeotte ci resteranno perché devono scontare non solo la loro pena ma anche il reato di essere anonime, con volti storie e nomi sconosciuti ai media. Nessuna grazia le tirerà fuori.

Viviamo in un immenso trumanshow dove solo la visibilità ormai è una prova di esistenza.

 
Ecco cosa pensavo oggi, ascoltando la radio.
 
E ora prendo il costume e me ne vado a mare, ché qui l’estate è arrivata.
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venerdì, 23 maggio 2008, ore 19:23

Porca miseria, mi hanno unta di nuovo. Stavolta l’untore è Bostoniano.

Cinque dischi che mi vergogno molto di aver amato da adolescente.

Ora il fatto è che Boston porta degli esempi che io sarei fierissima di indicare come cose che NON mi fanno vergognare, nel senso che è sempre musica che ha un suo perché.

Cosa penserà di me quando leggerà le  schifezze autentiche che io ho avuto il coraggio non solo di ascoltare ma di comprare?

Premetto che ho dei gusti musicali un po’ schizofrenici, nel senso che mi è sempre piaciuto di tutto, dalla classica a quella più deficiente. Pertanto a 15 anni se è vero che ascoltavo a palla la mia musica cult rappresentata da tutto Chopin, da Chico Buarque de Hollanda e da Neil Young (con e senza Crosby Still & Nash) è pur vero che nell’armadio ho i seguenti scheletri:

  1. I Bee Gees. Mi facevano impazzire, poi caduti in disgrazia e recentemente in fase di riscoperta dovuta alla nostalgia per i bei tempi andati piuttosto che ad una riabilitazione artistica, li ho sdoganati comprandomi su IBS il DVD del loro megaconcerto a New York.
  2. Ron, Dalla, Degregori. Non mi vergogno proprio tanto di questi. Però quella canzone “lassù nel paese dei tropici, dove il sole è più sole che qua, sotto l’ombra degli alberi esotici, non ti immagini che caldo che fa! Gli Americani che espatriano, si ritrovano tutti quaggiù, alle spalle una storia improbabile, un amore che non vale più”? non è che avesse delle grandissime qualità artistiche. Eppure era tra le mie preferite.
  3. La regina della dance Donna Summer. Chi si ricorda “I Remember Yesterday?”. E’ stata la colonna sonora del mio primo ballo (13 anni).
  4. Ebbene sì, i Cugini di Campagna con “Anima mia”.
  5. Umberto Tozzi. E non dico altro.
Oh, io ve l’ho detto che c’era da vergognarsi!
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giovedì, 22 maggio 2008, ore 18:30

Didn't you know that:

Richardson's "Pamela" is   A   PISTOLARY  NOVEL?

Peccato, da domani comincio ad interrogare i bravi.
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giovedì, 22 maggio 2008, ore 13:29

Non si finisce mai d'imparare:

Dall'interrogazione di oggi risulta che il Romanticismo è nato grazie ai tedeschi che erano "Sturm and Drunk"...
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mercoledì, 21 maggio 2008, ore 11:25

Ma ciao!!!

05052008209
E' davanti al mio garage.

Fiorisce una volta all'anno e per un solo giorno.

Provo a trattenerne la bellezza e la sorpresa per condividerle con voi.



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martedì, 13 maggio 2008, ore 18:00

Comunque devo dire che i miei non sono studenti: sono dei santi. In che altra maniera definire dei ragazzoni e delle ragazzone che alla sesta - dico sesta - ora si lasciano ammorbare senza fare una piega dalla Waste Land di Eliot che, diciamolo, non è proprio una passeggiata?

Nooooooo! Non è che facevano finta. Lo so che il vero studente tra le armi di autodifesa scolastica annovera la tecnica della “finta veglia” (dormire con gli occhi aperti facendo di sì con la testa ogni tanto). No, no. Avreste dovuto vederli mentre agitavano i neuroni alla ricerca del perché Aprile è il più crudele dei mesi!.

A dire il vero all’inizio è venuto fuori di tutto, soprattutto dopo aver letto la prima parte, quella dove il poeta, o chi per lui, ferma Stetson, l’impiegato che se ne sta andando beatamente ad alienarsi nel suo ufficio della City, e gli chiede “scusa ma tu non eri con me nella battaglia di Milae?”. Ecco, lì, veramente non se ne è capito più niente:

 “Prof, ma che si faceva di crack questo Eliot?”

“Seeeeeee! A me se uno la mattina mi ferma per strada mentre sto andando a scuola e mi chiede: ma tu non eri con me alle guerre puniche? Prima, a cautela, gli tiro un cazzotto e poi chiamo la neuro!”

“Mih, prof., ma questo era proprio fuori di testa!”

“Ma per favore! E a questo qui avrebbero dato il Nobel?”

Poi, però, Eliot li ha affascinati. Lui e la leggenda del re pescatore, le citazioni dantesche, i riferimenti alle storie arturiane, il tema della quest e del sacro graal, tutto contrapposto alla sterilità del presente. Stetson l’uomo medio, le negazione dell’eroismo, che però è anche Parsifal. Tiresia che ha pre-sofferto tutto e ha già vissuto la solitudine della dattilografa del “Fire Sermon” che si ravvia i capelli con un gesto meccanico dopo il sesso senza emozione col giovane brufoloso.

E si sono lasciati trasportare (incuriositi per davvero!) dal Tamigi fino alle rive del Gange attraverso Sant’Agostino e i riti buddisti fino all'ultimo verso che li ha stregati con quella lingua antichissima e sconosciuta: Shantih Shantih Shantih.

Pace.

Quando fanno così io li amo.
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martedì, 13 maggio 2008, ore 16:47

Interrompo la sequenza di post  dedicati alla partenza per gli USA per inserire questo meme che Salvietta mi ha passato, giusto per cambiare topic.

Devo indicare 6 cose che mi piacciono:
  1. Quando si sbarca in Grecia, Igoumenitsa, per andare verso sud bisogna percorrere la strada che conduce a Parga costeggiando il mare. C’è un punto in cui il panorama si apre, respira, palpita di una bellezza primordiale e rapisce il cuore, per sempre. Se poi hai la fortuna di essere col sedere su una moto e di poter sentire anche i profumi capisci perché questa strada è una delle cose che più mi piacciono. 
  2.  “My Favourite Things” (in tutte le versioni), Il Concerto di Colonia di Keith Jarrett e il Concerto n. 2 di Rachmaninoff
  3. Il “Buongiorno, prof.!!” dei miei studenti ogni mattina. Illudermi che il mio lavoro per  loro sia importante.
  4. La granita di caffè con panna che fanno in quell’antico bar in centro.
  5. Viaggiare. La meta non ha importanza. E sognare di poterlo fare un giorno alla maniera di Folco Maraini o del trio Dacia Maraini-Moravia-Pasolini, o di Chatwin, o di Terzani.
  6. Last but not least (ecco, ora lo so che mi prenderete tutti in giro per la melassa che sta per inondare quest'ultimo punto però lo dico lo stesso),  addormentarmi a sera tra le braccia dell’uomo mio mi riconcilia con l’universo.
Ora,  Winterina, Expecting, Daniela, Baol, MIkina, tocca a voi.
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