Nella compagnia del Polp la maggior parte degli assistenti di volo maschi propende per l’omosessualità, alcuni in maniera dichiarata e non priva di una buona dose di autoironia. Tra questi ultimi ce n’è uno in particolare che ha messo gli occhi addosso al Polpetta già da un pezzo, ma che ormai si è rassegnato al ruolo di adoratore platonico. Nel frattempo i due sono entrati in confidenza e nel segreto del cockpit avvengono conversazioni di questo tenore:
Polpetta apre la porta della cabina:
“Sì, però, Danilo, attento a quel cavolo di caffè ché se mi fai ustionare il palato un’altra volta ti faccio un culo così!”
“UUUUUhhhhh, comandaaaante, magaaaaari!!!” agitando le manine e facendogli l’occhiolino.
Finora il Polpetta non l'ha mai preso sul serio. Speriamo che continui così.



...acqua freddissima ma trasparente...Che poi uno fa presto a dire “arma impropria” o “che bello avere un marito pilota, chissà quanti viaggi gratis ti fai!” oppure “ah, il fascino della divisa!” “quant’è bono, se divorzi mi avvisi?”. Uno che ne sa del vissuto quotidiano di una povera donna costretta a lunghi giorni di attesa, a natali e pasque e capodanni in solitudine, perché il suo lui è coniugato allo stesso modo con la compagnia aerea che lo ha sequestrato (ops, volevo dire “assunto”)? Che ne sa la gente di quante volte i mariti piloti consolano le loro mogli dicendo che il sacrificio lo fanno anche loro, stando lontani dagli affetti e dal calore della vita domestica, loro, poveri angioletti, che trascorrono gli anni più belli della loro sacrificatissima vita sbattuti tra mille anonime camere d’albergo, in compagnia di colleghi estranei mentre nel segreto dei loro cuori non sognano altri che te, compagna della loro vita, miraggio dei giorni più tristi, faro verso cui indirizzare la prua.
Erano i primissimi anni di matrimonio. Un giorno che aveva 24 ore di sosta a Napoli, non sapendo come impiegare il tempo, il comandante Polpetta Volante, conosciuto nel mondo del blog anche come SalyPimienta, decise di andare a visitare Ischia col suo copilota, detto anche primo ufficiale.
Il comandante Polpetta è il tipo che quando è via per lavoro chiama sua moglie quelle 10-15 volte al giorno e anche in quella circostanza non si discostò dalle sue abitudini.
“katika, amore, tesoruccio bello, sono qui sul traghetto che porta ad Ischia. E’ una giornata splendida!! … no, no, non sto da solo, sto col copilota…le assistenti di volo sono rimaste tutte in albergo”
“Amore della mia vita, che bello qui! Stiamo pranzando sotto un pergolato di glicine: c’è questo ristorantino che si affaccia sul mare, bellissimo. Romantico da morire! Poi ci torniamo insieme, eh? Mi manchi tanto! Vorrei che al posto del copilota ci fossi tu!”
“Katikuccia, principessa, luce dei miei occhi. Che giornata fantastica! C’è una temperatura bellissima e ora andiamo a comprarci un costume da bagno per poter stare in spiaggia”
“Katikina, patatina mia bella, animuccia santa che hai dato un senso alla mia vita dissoluta, sono qui in spiaggia, sempre a ischia. C’è un tramonto bellissimo e io penso sempre a te. Oh, come ti amo”
Finalmente arriva sera, lui torna in albergo e commette l’ERRORE:
“Ciao, amore!..Sì Sì sono stato bene oggi, è stata una bella giornata…il sole picchiava, infatti Paola si è ustionata tutta!”
Paola. PI-A-O-ELLE-A. Non PaolO. PaolA.
“Paola?” Chiede Katika mentre le monta nel cervello la colonna sonora di Profondo Rosso. “Paola chi?” incalza, sapendo che certe domande non le devi fare se non vuoi sentire certe risposte.
“Paola, il copilota!” osa rispondere lo stronzo con l’aria più innocente della terra.
L’ammasso neuronale nel cervello katika è scosso dalla musica de Lo Squalo a volume sempre più alto.
“Paola nome-proprio-di-persona? (azzarda la MOGLIE) O Paola-cognome (spera la meschina, attaccandosi a quella speranza come un malato terminale alla bombola di ossigeno, come un koala all’ultima fogliolina di eucalipto, anzi sperando che il fesso raccolga l’esca che gli sta lanciando. “mentimi” implora il subconscio di katika, “dimmi una bugiola qualsiasi ed io ci crederò, su dai”)
“Paola nel senso che è una donna nata e rimasta femmina che fa il primo ufficiale e si chiama per l’appunto Paola”, osa ironizzare il tontolone, ignorando di correre verso il baratro.
“Quindi, se tu sei stato tutto il giorno col copilota vuol dire che sei stato tutto il giorno con questa Paola! Il ristorantino col glicine, le prove costume e la spiaggia eccetera CON - QUESTA - CAZZO - DI - PAOLAAAAAA??”
“ma…ma… amore…ma… s-s-s…sì, perché?” la sua voce è tutto uno sfarfallio di cherubini innocenti colore pastello.
Perché? La materia neuronale, le sinapsi e la dura madre di katika sono un tutt’uno con le note dei Carmina Burana a volume altissimo.
“PERCHE’? perché sei stato tutto il giorno DA SOLO con ‘sto copilota e mai una volta mi hai detto che era una donna, UNA FEMMINAAAAAAA!Perchè non me l’hai detto? Eh? EHHHH? Perchéperchéperché?
Ecco, questi sono i momenti in cui poi avviene l’irreparabile, in cui irreprensibili professoresse dalla vita esemplare (più o meno, suvvia, e come siete tignosi!) si trasformano in assassine spietate, colte da raptus improvvisi, incontrollabili.
Non era lì. E purtroppo Katika non possedeva coltellacci da cucina e nemmeno il martello per battere la carne. Non poteva spezzargli le gambe e ballargli il tip tap sul sottopancia. Aveva solo il cellulare e decise di fare di necessità virtù. Non potendo far scorrere il sangue, optò per una ritorsione molto più signorile e dignitosa. Spense il cellulare. Scomparve dal suo radar, niente tresponder, niente coordinate. Era decisa a non parlargli mai più e a cambiare le chiavi di casa.
Ma lui telefonò a tutte le amiche di lei, fino a quando non riuscì a impietosire la più tenera di cuore che corse da katika porgendole il suo cellulare acceso “ti prego parlagli, sto male per voi, siete la mia coppia-mito, l’eros archetipale, se mi crollate voi io non crederò più a niente, non avrò più fiducia nella vita! E a quel punto che senso ha continuare a vivere?!” .
Insomma, lo fece per lei. Katika lo perdonò. Fu premiata perché poi effettivamente scoprì che solo di passeggiata si trattò, in quel di Ischia.