
Il mondo dei blog viene spesso demonizzato, le conoscenze virtuali stigmatizzate come qualcosa di superficiale e osceno e gli incontri devirtualizzati degli azzardi imprudenti.
Però la mia esperienza fino ad ora è di tutt’altra natura. Forse perché nel tempo avviene una selezione naturale, forse perché attraverso quella finestra lì alla fine arrivi a conoscere alcuni aspetti della persona reale che si nasconde dietro un avatar, un nick, una maschera. E operi una scelta, a volte difficile nella vita reale, orientando i tuoi interessi solo verso le persone (o le maschere) che più ti aggradano.
Puoi anche decidere un giorno di aprire la tua casa a delle persone che hai incontrato nella vita reale solo per mezzora, ma che nella rete di relazioni intessute in web hanno una loro precisa collocazione, tra i preferiti.
In fondo, ho spiegato oggi a mia madre per la quale il PC è l’invenzione più misteriosa del secolo assieme al telefonino, è come quando avevo i famosi amici di penna che poi magari d'estate si materializzavano davanti alla porta di casa e venivano accolti con allegria e da lei nutriti tutti a botta di orecchiette con le polpette, non senza una punta di divertimento.
Pertanto, ecco arrivarti a casa un trio di sconosciuti per un invito a pranzo. Il Salypimienta, allertato a dovere, si è preparato con un suo menù a base di mare.
L’atmosfera è rilassata, si chiacchiera, si beve, è come se ci si conoscesse da tanto. Il Polpetta è a suo agio, nonostante questo sia solo il mio mondo. E’ naturale chiedere a loro di mandare a quel paese il campeggio e trattenersi qui da noi. Il posto c’è per tutti.
Loro sono persone garbate, hanno voglia di stare ma temono di essere inopportune. Si convincono e rimangono.
E si rivelano persone straordinarie. Ci avevo azzeccato. Cade la maschera, cade l’avatar, cade tutto, ma sotto è tutto uguale, non ci sono menzogne, il virtuale e il reale coincidono perfettamente. Quelle qualità che mi avevano attirato nel blog non solo si confermano ma vengono superate dalla realtà. Lei è davvero pagurosa e intrigante, con uno sguardo che ti scava dentro, L'Amicadelcuore è una delizia dal sorriso meraviglioso, Lui ha i tratti mediterranei, ciglia lunghissime ed ha un modo di fare che te lo rendono simpatico al primo “ciao”.
Tre giorni di mare, cibo, vino e allegria con tre persone davvero deliziose.
L’estate non poteva concludersi meglio.
2. Assistente di Volo alla quale, per il suo altissimo QI e per la sua ammirevole cultura, era stato attribuito il nick di Vento-nei-capelli. Successivamente i soprannomi sono diventati due quando qualcuno (nello specifico il Polpetta) immaginando il di lei unico e neurone aggirarsi nel cranio chiedendo “cucù, c’è nessuno?” ha tirato fuori il lodevole “Acqua Lete”, memore di una noto spot della suddetta acqua.
3. Walter V, candidato perdente alle ultime elezioni. Sì, proprio lui.
Walter V. è seduto al suo posto. Legge il giornale e ha l’aria di voler stare tranquillo. Vento-nei-capelli sta effettuando il servizio a bordo. Gli porge il caffè.
Vento-nei-capelli “Senta un po’, ma non è che ci siamo già incontrati? Non è che ci siamo già visti da qualche parte?”
Walter V.: “Be’, da qualche parte forse mi hai visto…”
Vento-nei-capelli: “Aaaahh, ma per caso sei un collega dell’Alitalia?”
WV: “Be’, no, sai io scrivo, faccio qualcosa, mi avrai visto in giro”
Vento-nei-capelli : “Ma che sei un regista? Che fai cinema?”
WV: “Nooooo, però…insomma…sì, mi interesso di cinema”
Vento-nei-capelli: “Sì, ma com’è che ti chiami?”
Vento-nei-capelli: “Ah, vabbè, ciao!”
Vento-nei-capelli porta il caffé in cabina e chiede al Polpetta: “Aò, di là c’è uno che dice che scrive e che si chiama Walter V., ma chi è?”
Qui le cose sono due o la ragazzona ha votato a scatola chiusa per l’altro candidato senza neanche chiedersi chi fosse schierato dall’altra parte, o, cosa più probabile, non si è neanche resa conto che c’erano le elezioni.
Aggiornamento. Solo ora il Purpu mi informa che la signorina di cui sopra è anche soprannominata SlipRoberta, in omaggio all’unica dote in suo possesso.
L’importante è trovare il lato positivo in ogni cosa. O si chiama lato B?
How to Impress a Woman
Wine her, Dine her, Call her, Hug her,
Hold her, Surprise her, Compliment her,
Smile at her, Laugh with her,
Cry with her, Cuddle with her,
Shop with her, Give her jewelry,
Buy her flowers, Hold her hand,
Write love letters to her,
Go to the end of the earth and back for her.
How to Impress a Man
Show up naked.
Bring beer.
quando ti abbiamo raccattato, insieme a tuo fratello Peppino, eri un piccolo ammasso di pulci. Ti abbiamo salvata dal cassonetto, ti abbiamo allevata e curata, ti abbiamo fatta operare quando è stato necessario, ti abbiamo costruito un recinto a 5 stelle con cucce coibentate, ti abbiamo comprato pure la mangiatoia a caduta, così puoi mangiare quando cacchio vuoi, ti abbiamo messo una vasca di pietra affinché la tua acqua sia sempre fresca come un ruscello di montagna, ti abbiamo ceduto, affinché ti facciano ombra, un fico, una quercia, un ulivo e un prugno. Il polpetta ti spazzola e ti porta nei campi a correre. Io faccio la figura di merda di portarmi a casa gli ossi più grossi dai ristoranti per farti felice.
E’ una guerra di nervi, ormai tra me e te. Scappi ed io ti riporto dentro, dopo aver tappato la falla. Mi segui con lo sguardo obliquo di chi te la sta per mettere in quel posto, e appena mi giro, TATAAAAA’, esci ancora.
Mi metto in ginocchio e ti imploro: stattene nel tuo bel recinto e fai felice tre esseri viventi, Peppino Polpetta e me. Per non parlare di tutti i motociclisti i bikers i passanti i bambini che rischiano di rompersi l’osso del collo ogni volta che ti tuffi su di loro abbaiando.
Quando arriva l’alta stagione il Polpetta dice che aprono le gabbie. Approfittando dei prezzi stracciati di certe mete (una settimana a sharm costa meno di un weekend in un qualsiasi italico luogo di villeggiatura) orde di gente si ammassano negli aeroporti e affollano gli aerei italiani, in ciabatte mutandoni e canottiera, o quasi.
Molta di questa gente non è abituata a volare e fin qui niente di strano. Il problema è che tanta non ha neanche nessuna voglia di imparare a stare in un aereo e non capisce che bisogna fare quello che ti si dice di fare, se non vuoi causare problemi a te e agli altri.
Il divieto d’usarli viene preso come il semaforo rosso a Napoli, un consiglio e basta. Molti pensano che siano le solite regolette cacacazzo messe lì proprio per essere infrante senza problema. Spesso certi esemplari di caproni si spingono oltre i confini dell’umana decenza per difendere il loro sacrosanto diritto ad usare il loro telefono a bordo. A volte il Polpetta ha dovuto alzarsi dal suo posto ai comandi dell’aeroplano per esercitare l’autorità di pubblico ufficiale minacciando di sporgere denuncia, con conseguenti strascichi penali. Solo così le belve diventano gattini ammansiti.
Un giorno il cafone di turno reagì apostrofando l’assistente di volo con “che cazzo vuoi, brutta troia!”
Che poi più tardi, a cena, l’assistente abbia commentato l’accaduto con queste parole “…perché, comandante, e mica uno mi può dare della brutta troia così… Oddio…troia forse un pochino, MA BRUTTA PROPRIO NO!” non è che stemperi la gravità dell’episodio.
E qui, a pensarci bene, tanto tranquilla non sto.
La nostra casetta tra gli ulivi a Fiskardo
La spiaggia di Myrtos
Priscilla la cavalla
The long and winding road (l'importante è non soffrire di vertigini)
La nostra casetta ad Aghia Efimia
Tramonto a Myrtos l'ultimo giorno