A scuola c’era questo prete, che noi ragazzini avevamo ribattezzato Padre Porcellino perché aveva la faccia e la stazza di un maialino all’ingrasso. l'uso di quel nomignolo man mano si era esteso anche fuori dalle mura del liceo e oramai gli era rimasto addosso, perciò era padre porcellino anche per i genitori e tutti i fedeli della sua parrocchia.
Lui quel comandamento lì lo chiamava "non commettere atti impuri" e sarà che io ero proprio una tontolona mentalmente ritardata ma, anche in questo caso, l'impurità di tali atti restava materia di elucubrazioni personalissime. Avevo forse non più di 10 anni quando avvenne la seguente confessione.
“Padre porcellino (in realtà non è che ci rivolgessimo a lui proprio così, sarebbe stato come chiamare sbirro un poliziotto o strizzacervelli uno psichiatra, lo chiamai per nome) ho commesso atti impuri”
Sobbalzando dalla sedia lui mi fa “ehm…figliola benedetta, così giovane, povera innocenza corrotta! che genere di atti impuri?”
(Ma come posso andare? io faccio uno sforzo enorme per venirti a raccontare un atto impurissimo e tu mi liquidi così? sicuramente hai capito male, io sono proprio corrotta dentro, sono una maddalena pentita, che poi perché tutti cambiano discorso quando si parla della maddalena mica lo so)
“e che schifo, figlia mia, un padrenostro e dieci avemaria, e ora vai!”
soddisfatta e davvero pentita andai ad inginocchiarmi a pregare per conquistarmi il perdono.
Grazie a Flying Mora, Gryvien e Bostoniano che mi hanno attribuito (molte settimane fa, ormai) dei premi: Brillante Weblog (le prime due) e Meme Revolution (uffa, non riesco a copiare i loghi)
Ora io devo attribuire un premio ad alcuni blog e non posso citare tutti quelli che ho in testa né citare gli stessi che ho già premiato in altre circostanze. devo fare, ahimé, una dura selezione:
Bostoniano - perché i suoi post scritti da oltreoceano spaziano dalla cucina alla musica alle prodezze del piccolo davide e della sua pigrazia, per non parlare delle sue infinite scaramucce con le micidiali puzzole del New England. e poi risponde sempre a tutti, cosa rara.
Il mestiere di scrivere - perché è un sito su tutto quelle piccole e grandi curiosità legate all'arte dello scrivere.
Mint - perché mi piace leggere della sua vita a casa sua in montagna (come deve amare quel posto) e mi diverte leggere i suoi scazzi quando è in culo al mondo a fare il suo lavoro.
Amnesia – perché è la storia vera di un conduttore radiofonico colpito da amnesia globale circa un anno fa che ha dovuto re-imparare assolutamente tutto, dall’esistenza di dante alla sensazione della doccia sulla pelle, dalla sua vita privata al rumore dei tuoni. Tutto.
Winterina – perché mi sta simpatica e mi spiazza con il suo pendolare tra fasi di cazzeggio surreale e momenti di struggimento "intimo e nostalgico"
Puppamelo - perché è irriverente sarcastico e persino un po' burbero a volte, però mi sta simpatico.

Ha ancora l’aria da duro scazzato però sin dal primo giorno l’ho beccato che prendeva appunti.
Che la batosta americana gli sia servita da insegnamento?
Non vi ho detto che il Duro è rimasto a casa, mentre noi ce la spassavamo a New York, vero? Non ho avuto il tempo e forse il coraggio di raccontarvela. Insomma, è andata così:
Ad un certo punto il deficiente ha cominciato a non fare più niente, né a scuola né per il progetto usa. Era sempre fuori in corridoio. Una volta ho dovuto stanarlo persino dal bagno dove si era nascosto a fumare (beccando pure un ragazzino col pisello di fuori che faceva pipì, non vi dico la faccia!). Insomma, dopo il 7 che gli avevo dato in inglese per incoraggiarlo, il cazzoncello si è messo in vacanza. Dopo svariati aut aut un bel giorno l’ho sbattuto fuori dal progetto e lui non ha fatto una piega, anzi dicendo che gli andava benissimo perché non aveva voglia di impegnarsi pure il pomeriggio per una cosa che non avrebbe portato da nessuna parte “figuriamoci-se-vinciamo –proprio-noi”. Benissimo, dico io, si accomodi qualcun altro.
Il giorno in cui ci arrivò la comunicazione della vittoria per poco non gli venne un infarto. Ricordo che si trascinò per tutta la mattina su e giù per il corridoio dicendo“Sono un coglione. Io sono un grande coglione. Io sono il più grande coglione del mondo” reggendosi la fronte con le mani. Per tutta la giornata nessun professore ebbe il cuore di farlo entrare in classe a fargli fare lezione. Era un uomo distrutto.
A dire la verità pure per me non è stato bello. I sensi di colpa mi hanno divorato per tutto il tempo, però questo cazzo di ruolo educativo l’ho dovuto svolgere fino in fondo. Ho capito all’istante quello che mi dicevano i miei genitori, che un “no” faceva male più a loro dirlo che a noi riceverlo. Sua madre, per altro una collega, mi venne a trovare e io mi preparai a spiegare, a giustificare, ma mi prevenne dicendo che quella era la lezione che suo figlio meritava e che probabilmente lo avrebbe fatto crescere. Sarà...
In America gli abbiamo preso una maglietta e lo abbiamo pensato sempre. Ci è mancato, quel supercazzone.
Che poi la storia ha avuto i suoi strascichi. Data la natura dell’equivoco, il parroco, amico di famiglia, non deve aver ritenuto necessario osservare il segreto del confessionale. Dico questo perché durante i pranzi dalla nonna quando noi bambini chiedevamo il permesso di alzarci da tavola per andare a giocare lo zio più giovane, all’epoca appena ventenne, prese l’abitudine di dirci “mi raccomando non formicate come al solito eh?”, beccandosi ogni volta un calcio negli stinchi da mia madre.
Un recente commento dalla svitie mi ha fatto ripercorrere la storia del mio rapporto con i preti.
C’era tutta questa insistenza, giustamente, sui 10 comandamenti. Arrivati a “non fornicare” (sì all’inizio si diceva così) la mia mente di bambina ancora innocente percepiva “forMicare”, espressione alla quale attribuivo i significati più fantasiosi.
Perciò quando feci la mia prima confessione dichiarai, morendo di vergogna e con un filo di voce che, sì, avevo formicato di brutto.
Dopo qualche secondo di silenzio terrificante quel poveraccio del confessore riuscì appena a balbettare:
“Co-co-come fornicato? E con chi? Come? Ma sei sicura?”
"S..s..sì, sono sicura. Ma io non volevo, è stato mio cugino che mi ha detto che era divertente e non c’era da avere paura, anzi, mi ha pure detto che se ero una vera donna lo dovevo fare per dimostrare il mio coraggio”
“…verginesantabenedetta, con tuo cugino…ma che avete fatto, esattamente?”
“Mi ha detto di cospargerlo di alcol e poi avrebbe fatto tutto lui!” cominciai a piagnucolare
“Ahia! Ma cosa mi stai raccontando, cosa avete fatto??????? Dov’è che glielo hai messo l’alcol?”
”Sul formicaio, quello che abbiamo trovato sotto al ciliegio! Io ho messo l’alcol e poi lui ci ha buttato sopra il fiammifero! Io lo sapevo che era una cosa brutta!”
Mi fece dire un avemaria e andò a farsi un goccetto in sacrestia.
E siamo appena agli inizi.No, dico, quale insana pulsione, quale maleficio, quale stato di trance, quale senso di colpa per tutti i panzerotti che mi sono scrafagnata e per tutto il vino che mi sono scolata in tutte le cene di questa estate, mi ha portata a stilare un contratto di tantissimi euri con un centro benessere? 20 sedute mi toccano fare mò.
Un’ora dentro una specie di bozzolo di vetro riscaldato a 37 gradi a fare addominali ed esercizi per gambe e glutei e altri 15 minuti di rottura di gonadi chiusa in un ovetto ad emissioni di ossigeno. All’interno dell’ovetto sono seduta come una statua di abusimbel. La testa però e fuori, per fortuna. E dire che ho pure fatto una seduta di prova.
Per favore, trovatemi una qualche forma di consolazione, perché io, a parte lo sfregio di tirare le puzzette in tutta libertà dentro l’ovetto, sono a corto di fantasia.