lunedì, 24 novembre 2008, ore 19:19

Hai capito questi?
Prima mi danno dell'antica e poi passano i pomeriggi con me a chattare su facebook.

Oggi per esempio chattavo contemporaneamente con due studenti, balzando come una pazza dal sacro al profano e viceversa.
Una mi raccontava gli ultimi spetteguless su Madamefigà e con l'altro ci dicevamo quanto ci piace l'Antologia di Spoon River.
Questi mi stanno facendo diventare scema.

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giovedì, 20 novembre 2008, ore 15:23

“Tommaso, che hai lì sotto al labbro?”

“Niente prof, un herpes”

“Fiuuuuu!, pensavo fosse un piercing!”

 “Perché, non le piacciono i piercing?”

“Dipende da dove uno se li fa. Per esempio a me fanno  impressione quelli sulla lingua, sulle sopracciglia, sul labbro. Non li trovo per niente attraenti"

 “Prof. ma i tatuaggi le piacciono?”

“No”
 

“Ma prof. ma lo sa che è proprio antica?”

 
Minchia.

Antica.

Mi – hanno – dato – dell’ – ANTICA!

 
A ME.
 

Devo trovare il modo per far loro cambiare idea. Suggerimenti?

 
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martedì, 18 novembre 2008, ore 20:29


Ah, se c'è da dare un contributo a questa nuova rassegna inaugurata dalla esse e da bostoniano, non ho che l'imbarazzo della scelta.

La più solenne sbronza della mia vita l’ho presa per colpa di mio padre.

Grande estimatore di vino, è colui che mi ha insegnato a bere sin da adolescente, “per mettergliela in quel posto ai maschi che ti vogliono far ubriacare per approfittare di te” sosteneva lui. Infatti.

 Sta di fatto che
1. ero appena tornata dal viaggio di nozze, quindi , essendo stato il nostro un coup de foudre abbiamo fatto tutto impress,
2. il mio neo marito mi conosceva da appena un anno
3. i miei suoceri appena da qualche mese.

Una sera avevamo organizzato con la banda dei vecchi amici un'incursione enogastronomica in un postaccio la cui specialità era la pecora in pignata.
 
"Che fate stasera?" Mi chiede il vecchio leone, che quando si tratta di ingozzarsi come un tacchino ha un sesto senso inquietante.

"Andiamo in quella tavernaccia a mangiare la pecora!"

"BBBBBUONA! Quasi quasi vengo con voi. E porto  l’aglianico che vi piace tanto. E pure la grappa che ho comprato in Slovenia"

"Aggiudicato, vecchio,  puoi venire" acconsentimmo noigggiovani.
 

La tavolata era lunga. Mio padre quando si mette è un anfitrione spassoso. Ridi di qua e ridi di là, non mi accorsi che il mio bicchiere si svuotava e poi lo ritrovavo riempito. Releone è il tipo che se vede un bicchiere vuoto lo deve riempire per forza, non resiste, gli sembra una bocca assetata, un urlo di munch coricato.

Poi si passò alla grappa. Riempi di qua e riempi di là non ci accorgemmo di bere come spugne. Passò pure una coppia di turisti giapponesi che cominciarono a fotografarci (lì avremmo dovuto cominciare ad accorgerci della piega che stava prendendo la serata).

Tutto procedeva bene fino a quando non si avvicinò a noi un gruppo di musicanti  che aveva appena tenuto uno spettacolo di pizzica e tarantella. Fu un attimo, ci videro e capirono che c’era da divertirsi. Fu così che improvvisarono un dopo concerto solo per noi. Ci alzammo tutti quanti e cominciammo a ballare. E lì si fermano i miei ricordi. L’alcol entrò in circolo e fu la fine della mia esistenza di persona dignitosa e l’inizio della mia fama di alcolizzata senza ritegno.

Polpetta mi raccontò che nel tragitto verso la macchina (parcheggiata in pieno centro) mi spogliavo per strada. Mi abbassavo i pantaloni invocando a gran voce
“Il mio pigiamino, dov’è il mio pigiamino?”.
Polpetta aveva appena finito di tirarmi su i pantaloni che, lesta come una faina, cercavo di toglierni anche la maglietta, prontamente intercettata anche lì. Il tutto mentre uno degli amici del polp, che era lì per dargli una mano a tenermi ferma, commentava
“Polpetta, a me tua moglie mi sembra un pochino zoccola!”
Nel frattempo la fidanzata di questo gentiluomo cominciò a star male pure lei e allora polpetta e l’amico mi dissero "katika, fai la brava, ecco siediti un attimo su questo scalino che andiamo a prendere l’altra”

Mi ritrovarono coricata sullo scalino che dormivo come un puttino (vestito). Il tragitto in macchina me lo fecero fare con la testa penzoloni dal finestrino perché vomitassi fuori.

A casa polpetta mi disse "mi raccomando ora stai buona, toh questa è la vaschetta, se devi rimettere fallo qui, io ti vado a fare un caffè".

Mi ritrovò seduta sul letto che sputavo per terra cercando di colpire ogni mattonella al centro, così, per gioco. Rimasi a letto due giorni.

Il peggio fu quando, appena ripresa, andammo a pranzo dai miei suoceri.

Capii la fama che mi stavo costruendo in quella nuova famiglia quando la polpettamum, passandomi  il vassoio con la parmigiana, buttò lì un "Sai, katika,  io non ti ho chiamato quando stavi male perché immaginavo quanto sarebbe stato imbarazzante per te doverci spiegare cos’era successo”.

Categoria: come far sprofondare una nuora negli abissi della vergogna.
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venerdì, 14 novembre 2008, ore 19:35

E arrivò Eùffa!

Eùffa è la giovine supplente di francese, detta anche carlà, perché è alta e magrissima e ha dei bellissimi occhi verdi.

E’ in assoluto la prima supplenza della sua vita. Le è andata pure bene perché rimane fino a giugno.

Però è stranissima.

Quando si entra per la prima volta nel mondo del lavoro e ci si ritrova in un ambiente nuovo, di solito ci si muove in punta di piedi, si cerca di capirne le dinamiche sforzandosi  di apprendere il più possibile e facendosi il mazzo per dimostrare che vali, se vali. Così feci io, a suo tempo.

Questa è arrivata e, per colmare la sua profonda ignoranza si è data un gran da fare. Mica per imparare ad  usare un registro (che belli tutti quei quadratini vicino ai nomi! servono a farci  la battaglia navale?), o sapere la struttura degli esami di stato (uh, e che cos'è la terza prova? vabbé,  imparerò quando è il momento), la metodologia giusta per insegnare letteratura (lei fa un dettato e poi pretende che i ragazzi lo imparino a memoria), l’approccio più giusto con gli studenti, noooo. In fondo queste sono cose secondarie, che cacchio.

La scuola è una cosa seria, mica un parco giochi. Pertanto, la prima mossa che ha fatto è stata quella di chiedere le destinazioni delle gite scolastiche. Ha puntato il dito su quella che le piaceva di più, Barcellona, e ha deciso per quella. Ma, ahimé, essendo lei arrivata a metà ottobre, i giochi per quella meta erano già fatti e gli accompagnatori già individuati, con grande soddisfazione di studenti e famiglie. Ma la prode Eùffa non demorde e  sta facendo il diavolo a quattro sgomitando, cercando invano la solidarietà dei ragazzi e mettendoli in imbarazzo con le sue continue richieste, mettendo il muso, ipotizzando di potervi partecipare come turista (pagando). Cazzo, che fatica ho fatto per convincerla che non si può. Che la scuola non è un’agenzia viaggi e che un professore non può decidere di assentarsi arbitrariamente da scuola per andare in gita scolastica, se non per servizio. E poi ci sono ancora tante altre gite e progetti di scambi in cui c’è bisogno di lei, soprattutto in francia. Ma la ragazzina tutta di un pezzo è, pertanto ha rifiutato tutte le richieste  con un irragionevole “E uffa! Ma io in Francia ci sono già stata. E poi ho deciso di andare a Barcellona”. Non sente ragioni. Avoglia a dirle  che dovrebbe ammazzare uno dei tre accompagnatori già designati! Continua imperterrita nel suo obiettivo, a sfidare circostanze e rifiutando mete più consone alla sua materia, a insistere con i ragazzi del 3 classico (quelli di qualche post fa) “E uffa! A Barcellona ci  voglio venire io! Per forza quella volete con voi?”.
 
Indovinate chi è “quella” alla quale sta cercando di fare le scarpe?

...to be continued.
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martedì, 11 novembre 2008, ore 19:37

In aereo dal Polpetta l'altro giorno.

Mollicone di turno in vena di conquiste ad assistente di volo bonazza:

“Signorina, lo sa che è proprio carina? C’ha delle belle forme!”

“Aò, e che so’, 'na brocca?”
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martedì, 11 novembre 2008, ore 17:31

Grazie a CAMILLA per un premio che mi ha gentilmente attribuito.

[premio_dardos.jpg] Questo è un premio che riconosce i valori che ogni blogger dimostra ogni giorno nel suo impegno a trasmettere i valori culturali, etici, letterali e personali. In breve mostra la sua creatività in ogni cosa che fa'. Regolamento 1) Accettare e visualizzare l'immagine del premio e far rispettare le regole. 2) Linkare il blog che ti ha premiato. 3) Premiare altri 15 blog e avvisarli del premio.

Molti li ho già premiati perché ormai mie vecchie coinoscenze e altri sono nuove scoperte. Siori e siore a voi:
Ceppa, baol, daniela, mint, gatto, morachevola, il morso della vipera,  ryuko, le derelitte, dacozzanascecozza, nonsolomamma, expecting, winter, boston, ninaerita.
Li trovate quasi tutti nel mio blogroll.
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lunedì, 10 novembre 2008, ore 20:31

La mia classe più bella in assoluto è quella del terzo liceo classico (che corrisponde al quinto anno).

Io quando sono lì da loro sono felice.

Sono scema? Forse.

Li amo come fossero miei. Ognuno ha una sua storia e prima o poi finisci per conoscerle tutte, le loro storie. C’è chi ha i genitori divorziati, c’è chi ha perso il papà e chi la mamma, c’è chi ha l’anoressia, c’è chi è povero, c’è chi non ha niente ed è felice e chi ha tutto e non lo è, c’è chi ha tutto ed è felice, c’è chi si è visto soffiare la ragazza dal compagno di banco,  c’è la violinista e c’è la pianista, c’è il campione di pallamano, c’è il trombeur de femmes, c’è la verginella piangente e c’è la maddalena lussuriosa e scollata, c’è quello che "prof.ma lei se l’è mai fatta una canna secondo me sì", c’è quella che guarda sempre come sono vestita e il giorno dopo mi copia, c'è quella che "prof.come sono infelice il mio ragazzo mi ha lasciato e s'è messo con quella troia di mia cugina" e poi a sera mi manda un sms  con su scritto "grazie prof. le voglio bene" e io le voglio  bene di più  perché mi ha risparmiato le siglette  TVB LVB TVTB eccecc che io non sopporto.

L’armonia che c’è fra noi è tangibile perché la puoi leggere sulle loro facce quando siamo insieme. Hanno  fiducia in me, e mi fa quasi paura. Si lasciano guidare nei meandri insidiosi della letteratura in lingua straniera e mostrano curiosità. Sono intelligenti e per questo non perdonano la stupidità e l’inefficienza. Lavorare da loro è una sfida perenne perché hanno appreso fin troppo bene che il sapere non è mai a compartimenti stagni ma ha una natura che vaga attraverso vari mondi e percorre tutte le discipline. E allora ti puoi pure permettere le avventure più inusuali e  godere come una caimana mentre discutono e si azzuffano per cercare i collegamenti tra einstein e la pittura cubista, per esempio. O attraversare le letterature e i miti  per scoprire che l’impianto psichico degli uomini dev’essere un po’ uguale dappertutto, se si producono sempre gli stessi archetipi, come abbiamo fatto oggi partendo dalla semplice  parola “wood”. Le lezioni possono prendere le pieghe più inaspettate e fare percorsi che non avevo programmato. Bellissimo.

L’altra sera mi hanno invitata a cena per vedere le foto degli states e qualcuno ha buttato lì che non ce la fa più a darmi del lei e che gli viene spontaneo darmi del tu. Il primo istinto è stato quello di dirgli ma certo, che aspetti?, dammi pure del tu e chiamami per nome.

Ma io non colgo lo spunto e non li invito a passare al tu, sorrido e faccio finta di niente mentre penso che tra pochi mesi, dopo la maturità (io la chiamo ancora così), potranno pure chiamarmi per nome, se vorranno. Ora è ancora troppo presto, devo ancora essere la loro prof.. Se diventassi troppo amica smetterei di essere una buona prof. e io li amo troppo per far loro questo. Sbaglio? Chissà.

Intanto già mi prenotano per il prossimo viaggio distruzione

Che faccio, cI vado?

 
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sabato, 08 novembre 2008, ore 16:02

Dopo aver salutato gli altri pazienti affacciandosi nelle stanze come il papa in vena di benedizioni urbi et orbi, dopo una allegra serata trascorsa a raccontare barzellette agli infermieri di notte, dopo aver regalato il pigiama nuovo e tutto quello che aveva lì al paziente curdo, suo poverissimo e affamato compagno di stanza, dopo averci informati che gli hanno detto di non stressarsi e insistito sulla fondatezza medica della sua richiesta di non importunarlo più col divieto di bere e fumare (che, a suo dire, gli procura stati d’ansia intollerabili), il  Releone è si cambiato per uscire finalmente dall’ospedale. E’ emerso dal rito della vestizione abbigliato nel seguente modo: jeans a zompafosso da cui facevano capolino calzettoni a righe, camicia scozzese, bretelle, gilet milletasche, gigantesca cravatta-foulard azzurra a pallini, coppola di cachemire beige e scarpe dall’aria molto ma molto vissuta.

Accendendosi il sigaro è uscito baldanzoso in cortile gridando a tutti quelli che incontrava “Che bella la libertà!”, arrotando la sua eccentrica erre moscia e strizzando l’occhio alla dolcissima Tettasfregiata, che prendeva servizio in quel momento.

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giovedì, 06 novembre 2008, ore 23:37

Io non so come ho fatto a crescere normale (vabbé, più o meno, dai) con un padre così sfacciatamente irresponsabile e cazzone.

L’altro giorno lo ricoverano per una trombosi all’aorta oculare.  Accorriamo tutti quanti al suo capezzale e apprendiamo dai medici che gli è andata veramente di culo e potrà tornare sano come prima. Il problema è convincere un leone che è sempre scoppiato di salute, che ancora lavora in studio dall’alba fino a tarda sera, che non si è mai fatto una puntura in vita sua e che sviene ogni volta che vede il sangue  a sopportare qualche giorno di ospedale senza farne una tragedia  da  fine del mondo.

Lui però alla sua sopravvivenza ci ha pensato da solo.

Infatti, il giorno dopo il ricovero e il grande spavento, si è fatto beccare dal primario a fumare il sigaro giù in cortile. Naturalmente è stato cazziato  con il controcanto da tutta la famiglia.

Ma non è finita qui. Sempre il primo giorno, al momento della cena gli arriva il vassoio con della brodaglia e la mela cotta. Guarda profondamente addolorato il rancio e per consolarsi  produce dal comodino una bottiglia di negramaro e una fiaschetta di grappa,  recuperati chissà come e prontamente sequestrati dalla figlia stronza, cioè io.

Anche lì si è beccato la paternale (che in questo caso si dovrebbe chiamare una filiale).

Stasera, poi, il menù prevedeva riso bollito e scondito, una scatoletta di tonno “paulos” e carotine bollite. Vi giuro che la vista di quella robaccia ha fatto venire la malinconia pure a me. Ma il vecchio leone stranamente non si scompone, non stramaledice tutti gli ospedali d’italia ma, come se nulla fosse, tira fuori dal famoso armadietto polpette di contrabbando e persino delle melanzane ripiene, manco fosse un superboss in regime di carcere duro. Non manca la solita fiaschetta, questa volta di aglianico del vulture. Gli ho lasciato mangiare le polpette e, per il suo bene, gliene ho fregate tre con la scusa di assaggiarle.

Nel frattempo è diventato il re della foresta, giustamente. Nel giro di due giorni ha ridotto in stato di semischiavitù e sottoposto alla sua tirannia le infermiere dell’ospedale, blandite dal suo modo di fare ruffiano e allo stesso tempo autoritario. Sono in due ad avvicendarsi al suo “letto di dolore”. La sua preferita è “Tettasfregiata” da lui soprannominata così a causa di una cicatrice che ha intravisto sbirciando nella scollatura mentre gli mette le flebo. L’altra, invece, non la sopporta perché, a suo dire, gli fa male quando gli fa le punture e poi è acidissima. Pertanto, in virtù della sua personalissima teoria secondo la quale l’acidità di una donna è inversamente proporzionale alla sua attività sessuale, la poverina è stata battezzata col simpatico nick di “Aviopriva”.

La comitiva degli infermieri, oltre a Tettasfregiata e Aviopriva, è composta dall'infermiere che gli porta il vassoio con la cena. Lui viene sempre accolto da un gagliardissimo "Amicomiooooo!!!".

Ah, se Amicomio sapesse che quella non è contentezza ma solo una grande presa per i fondelli al pensiero delle polpette nascoste nell'armadietto!

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mercoledì, 05 novembre 2008, ore 21:49

E per celebrare degnamente l’evento  oggi in classe ho organizzato una bella lezione sul sistema elettorale americano, sui vari presidenti (dai più amati ai più odiati), su Martin Luther King e il suo famoso discorso "I have a dream" e abbiamo concluso il tutto con "One" degli U2 (mica cazzi). Oh!

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