La abbraccio fortissimamente e la saluto affettuosamente.
Le strade si ricongiungono in qualche modo. E, se lascio spazio alla parte buddhista che c'è in me, mi auguro che lei possa sempre far parte dei miei cicli di vita. Per sempre.”
Alessandra è una mia ex allieva. Si è maturata 5 o 6 anni fa.
Quando arrivò al liceo la prima cosa che mi colpì di lei fu quella sua faccia tonda illuminata da due occhi azzurri che sprizzavano sete di sapere. Non ho mai visto nessuno così disarmante nella sua apertura alla vita.
Pian piano mi sono accorta che Ale era, è, una ragazza di un’intelligenza rara e di una sensibilità superiore alla norma, che le consente di assestarsi istintivamente sulle stesse lunghezze d’onda delle persone a cui tiene.
Ale è sempre stata al top. Eccelleva in tutto ed era la migliore di tutto l’istituto ma senza che ciò alterasse minimamente il suo senso del reale e la sua innata umiltà, tanto da renderla estremamente popolare.
Ad un certo punto qualcuno scoprì le sue doti artistiche e la incluse nel gruppo teatrale della scuola.
Al terzo anno il professore le assegnò una parte molto impegnativa in una piece di Dario Fo. Si trattava di un monologo di due ore, dove lei diede dimostrazione di padroneggiare istintivamente i tempi comici e di passare a momenti di pathos con la disinvoltura di un’attrice consumata. Fu talmente straordinaria che il gestore del teatro che ospitava per rappresentazioni di fine anno del liceo, incluse lo spettacolo di Alessandra nella sua normale programmazione serale. Fu un successo clamoroso.
Alessandra, alla fine degli esami di maturità, venne a scuola a portarmi un fiore ed una lettera. Sono ancora nella mia scatola dei ricordi più preziosi.
E poi giungono inaspettate lettere come quella di ieri, che mi procurano una commozione intensa e alle quali non riesco a rispondere mai subito, ma solo dopo che le emozioni si sono sedimentate.
Perché niente mi da più emozione che assistere al pieno compimento di tutte le potenzialità che hai intravisto in qualcuno che in qualche modo devi aiutare a crescere. Delle doti che Ale ha ricevuto niente è andato perduto. Ale ha fatto tesoro di tutto quello che ha avuto e lo ha restituito al mondo centuplicato, facendo di se stessa la donna meravigliosamente viva che è. E mattoncino dopo mattoncino, si è costruita una vita su misura per lei, esattamente come se la immaginava ai banchi del liceo, lavorando sodo ma con grande fantasia per trasformare i suoi sogni in realtà, uno dopo l’altro.
Cosa ne pensate voi di un dentista che molla una sberla ad una bambina di 7 anni perché sta piangendo come una disperata alla 5 iniezione d’anestesia per l’estrazione del secondo dentino da latte nel giro di pochi minuti? A me non sembra una cosa normale. Anche perché in passato, a avevo superato la trentina (ma questo è argomento di un altro post) dal dentista io ho combinato ben di peggio.
Quella bambina terrorizzata era la mia nipotina.
Io quello lo avrei preso a pedate nel sedere, dopo avergli ficcato il trapano (in azione) esattamente dove state immaginando voi, naturalmente.
Che io sono una che quando le parte l’embolo s’incazza, perde il controllo delle parole e poi si pente e sta male per tutto il giorno.
Oggi, per esempio, mi sono ribaltata Rosina la bidella, uno scricciolo di un metro e quaranta d’altezza. Descritta così lo so che fa tenerezza, è una che di diritto entrerebbe a far parte dello SmallBabes, ma a me fa solo girare le palle, come quasi tutti i bidelli fancazzisti della mia scuola. A questi quando hai bisogno di una fotocopia per il compito in classe non puoi avvicinarti e dire semplicemente “Signor bidello per favore mi fa 25 copie di questo foglio per il compito in classe?” Seee. Devi saperli prendere, devi andare coll’occhietto languido, dando loro l’impressione che da quello dipenda tutta la tua esistenza e solo allora forse distolgono l’occhio dalla gazzetta dello sport e sbuffando e smadonnando si trascinano fino alla fotocopiatrice. Ringrazi e manco ti rispondono. E se lo fanno lo fanno col grugnito dicendo che magari la prossima volta devi andare da loro il giorno prima se vuoi che ti facciano le fotocopie. Io ho imparato a saperli prendere, sorrisino e un caffè ogni tanto e via, ma alcuni di loro rimangono sempre trogloditi.
Bene. A scuola mia al classico si fa bilinguismo. Il che significa che noi di lingue abbiamo lezione contemporaneamente nella stessa classe, solo che io mi prendo la mia parte e madamefigà si prende la sua e poi ce le scambiamo. Però una delle due deve sloggiare dall’aula e andarsene a zonzo per la scuola in cerca di un’aula lasciata libera da una classe che è andata in palestra o che è uscita. Già questa cosa mi fa incazzare di suo, perché trovo inaudito che la responsabilità di reperire un luogo dove fare lezione debba ricadere su di me o sui miei ragazzi mentre dovrebbe essere la scuola a predisporre tutte le aule necessarie. (Oggi sono stata in corridoio su dei banchi di fortuna. L’altro giorno nel vano di un’uscita di sicurezza trasformata in auletta di lingue). Finora a nulla sono valse le nostre proteste. Non ci sono aule sufficienti. Punto e basta.
Trovo finalmente una classe libera. Lascio che gli alunni si sistemino ai banchi. E già abbiamo perso 10 minuti di lezione. Si siedono, aprono gli zainetti, mettono libri e quaderni sul tavolo, e via altri minuti. Altri due o tre minuti se ne vanno per l’assestamento, battutine, risatine tra di loro e finalmente inizio ‘sta cazzo di lezione sul Modernismo. Che non è una cosa semplicissima. Devi parlare di Freud, Jung, Bergson e James (senza essere una prof. di filosofia), devi per forza parlare di Einstein (senza essere un prof. di fisica), non fa male parlare di Cubismo e allora parli di Picasso (e non sei una prof. di arte) magari ritieni carino parlare anche di Strindberg e la dodecafonia (senza essere una musicista) eccetera eccetera (questo per farvi capire che una deve per forza stra-concentrarsi quando deve parlare di cose nelle quali non si è proprio specializzata, per evitare di dire stronzate menate a cavolo).
Finalmente i ragazzi sono tutti attenti che è una bellezza vederli quando fanno così e tu mentre parli ti rendi conto che ti sembra una magia che ti stiano ad ascoltare e pensi che sono dei santi, quando ad un certo punto entra rosina la bidella senza neanche bussare e ti dice “prof. potete spostarvi in un’altra classe che qui devo pulire?”
Io sento un formicolìo al cervello e una voce che mi dice “ammazzala, ora!”
Invece “Signora Rosina, le dico, lei sta interrompendo la lezione! Io sto lavorando, qui!”
“Professoressa, la sto interrompendo perché io devo fare il mio e questa classe la devo pulire”
“Signora Rosina, l'aula non la può pulire dopo, gentilmente?”
Vi tralascio il battibecco. Vi dico solo che pur di non vederla e sentirla più (e immaginandomi pure il marito che la corica di mazzate appena arriva a casa perché non ha trovato il pranzo in tavola) e solo perchè ho visto che l'ora era ormai andata, ho preso armi e bagagli e me ne sono andata in un’altra aula con i ragazzi. Addio Modernismo. E addio al diritto degli studenti.
Domani per le classi quinte c’è la temutissima simulazione della terza prova, i cui risultati varranno come voti scritti.
Ho passato le mie ore di buco a farle capire, su sua richiesta, come doveva formulare le domande in modo da calibrarle con tempi e lunghezza richiesti per la risposta. Ho, quindi, doverosamente esercitato tutta la mia disponibilità, come da buoni propositi di inizio anno, annunciati nel mio apposito post.
Non avevo capito una mazza. Quello che lei avrebbe voluto era che qualcuno le redigesse proprio la traccia. Indovinate da chi si è fatta fare la traccia?
“De che? Della simulazione di domani?”
“Sì, sto sbroccando, con tutti questi dati che si accumulano nel cervello!”
“Tranquilla, dai, sarà molto meno terribile di quello che immagini”
“Meno male che francese non lo dobbiamo studiare”
“Stamattina quella cazzona della figà era in crisi e non sapeva come fare la traccia e ha chiesto aiuto a noi”
“Sì sì, ha detto “datemi una mano voi che io non ci capisco una mazza””
“Quindi praticamente ci ha lasciato carta bianca e la domanda per la terza prova di domani gliel’abbiamo formulata noi”
“Però non è giusto per quelli che faranno inglese”
“Quindi lei fa la figura della buona e io della cattiva, quindi adesso prendi nota che ti do le tracce di domani, con la preghiera di comunicarlo a tutti”
“Forza, dai prendi nota, sbrigati"
"Nooo, prof. mi faccia parlare, lei non..."
"Allora Traccia 1: di che sesso era Dickens?”
“Traccia n 3: e soprattutto, di che sesso era Wilde?
“Uahhhhhhhh! Marò che ridere! Prof. ci ero cascata con tutte le scarpe, credevo volesse veramente darci le tracce!”
“Uaaaahhhh, e secondo te io avrei mai potuto dire una cosa come 'lei fa la figura della buona e io della cattiva' dopo che vi rintrono il cervello con i concetti di rigore e deontologia professionale?”
“Ciao. Scusa se ti disturbo, ho bisogno di un favore urgentissimo, ti prego… Mi mandi una tua foto? I miei amici non ci credono che conosco la befana. (Firmato: nome e cognome di un mio alunno di 3 classico)
“Mi dispiace, non posso proprio! Se te la mando penseranno che conosci Monica Bellucci! (ops, a proposito, mi sono ricordata proprio ora che mercoledì avrò voglia di interrogarti su tutto il programma)
“Madoooooooooooo, scusi prof., l’ho mandato a tutti ed è capitato anche a lei :) non vedo l’ora di rivederla e riabbracciarla a scuola…”