mercoledì, 28 gennaio 2009, ore 18:48

“…….

La abbraccio fortissimamente e la saluto affettuosamente.
Le strade si ricongiungono in qualche modo. E, se lascio spazio alla parte buddhista che c'è in me, mi auguro che lei possa sempre far parte dei miei cicli di vita. Per sempre.”

 
Cosa si risponde ad una mail così? Si può anche piangere per quelle parole.

Alessandra è una mia ex allieva. Si è maturata 5 o 6 anni fa.

Quando arrivò al liceo la prima cosa che mi colpì di lei fu quella sua faccia tonda illuminata da due occhi azzurri che sprizzavano sete di sapere. Non ho mai visto nessuno così disarmante nella sua apertura alla vita.

Pian piano mi sono accorta che Ale era, è, una ragazza di un’intelligenza rara e di una sensibilità superiore alla norma, che le consente di assestarsi istintivamente sulle stesse lunghezze d’onda delle persone a cui tiene.

Ale è sempre stata al top. Eccelleva in tutto ed era la migliore di tutto l’istituto ma senza che ciò alterasse minimamente il suo senso del reale e la sua innata umiltà, tanto da renderla estremamente popolare.

Ad un certo punto qualcuno scoprì le sue doti artistiche e la incluse nel gruppo teatrale della scuola.

Al terzo anno il professore le assegnò una parte molto impegnativa in una piece di Dario Fo. Si trattava di un monologo di due ore, dove lei diede dimostrazione di padroneggiare istintivamente i tempi comici e di passare a momenti di pathos con la disinvoltura di un’attrice consumata. Fu talmente straordinaria che il gestore del teatro che ospitava per rappresentazioni di fine anno del liceo, incluse lo spettacolo di Alessandra nella sua normale programmazione serale. Fu un successo clamoroso.

In gita scolastica a Praga lei passava tutti i momenti di libertà con me, e ce ne andavamo a zonzo a braccetto in quella città meravigliosa a chiacchierare e a ridere come delle sceme. E ponte carlo percorso da lei a piedi scalzi in pieno inverno e di notte perchè qualcuno l'aveva convinta che per andare a ballare bisogna per forza mettersi i tacchi e lei aveva i piedi così gonfi che rideva per non piangere.

Alessandra, alla fine degli esami di maturità, venne a scuola a portarmi un fiore ed una lettera. Sono ancora nella mia scatola  dei ricordi più preziosi.

 
Poi partì per Milano. Abbandonò il teatro per studi più “seri”. Si è laureata e ora gira il mondo per lavoro (naturalmente mica un lavoro normale), dopo essere stata ad Harvard per un corso di specializzazione. Ha passato molti mesi in India da cui è tornata con un bellissimo fidanzato indiano. Non si ferma un attimo e la sua vita è piena di amici di tutte le nazionalità.
 
Ma non dimentica mai di mandarmi un messaggio ogni tanto, dovunque lei si trovi. I suoi auguri di compleanno sono sempre tra i primi ad arrivare. Ma non riesce a darmi del tu, e forse non ci riuscirà mai.

E poi giungono inaspettate lettere come quella di ieri, che mi procurano una commozione intensa e alle quali non riesco a rispondere mai subito, ma solo dopo che le emozioni si sono sedimentate.

Perché niente mi da più emozione che assistere al pieno compimento di tutte le potenzialità che hai intravisto in qualcuno che in qualche modo devi aiutare a crescere. Delle doti che Ale ha ricevuto niente è andato perduto. Ale ha fatto tesoro di tutto quello che ha avuto e lo ha restituito al mondo centuplicato, facendo di se stessa la donna meravigliosamente viva che è. E mattoncino dopo mattoncino, si è costruita una vita su misura per lei, esattamente come se la immaginava ai banchi del liceo, lavorando sodo ma con grande fantasia per trasformare i suoi sogni in realtà, uno dopo l’altro.

 
Ed io sono così fiera di lei che se ci penso mi spuntano i lucciconi agli occhi.
katika

mercoledì, 21 gennaio 2009, ore 16:40

Ma solo a me vengono  le lacrime agli occhi tutte le sante volte che ascolto il Concerto n.2 di Rachmaninoff?

(come in questo preciso momento, per esempio)
katika
P.link ¦ commenti (24) ¦ commenti (24)(popup) ¦ categoria : musica

mercoledì, 21 gennaio 2009, ore 15:02

Cosa ne pensate voi di un dentista che molla una sberla ad una bambina di 7 anni perché sta piangendo come una disperata alla 5 iniezione d’anestesia per l’estrazione del secondo dentino da latte nel giro di pochi minuti? A me non sembra una cosa normale. Anche perché in passato, a avevo superato la trentina (ma questo è argomento di un altro post) dal dentista io ho combinato ben di peggio.

Quella bambina terrorizzata era la mia nipotina.

Io quello lo avrei preso a pedate nel sedere, dopo avergli ficcato il trapano (in azione) esattamente dove state immaginando voi, naturalmente.

 
katika
P.link ¦ commenti (33) ¦ commenti (33)(popup) ¦ categoria : la nanetta, fangùl

venerdì, 16 gennaio 2009, ore 18:17

Che io sono una che quando le parte l’embolo s’incazza, perde il controllo delle parole e poi si pente e sta male per tutto il giorno.

 

Oggi, per esempio, mi sono ribaltata Rosina la bidella, uno scricciolo di un metro e quaranta d’altezza. Descritta così lo so che fa tenerezza, è una che di diritto entrerebbe a far parte dello SmallBabes, ma a me fa solo girare le palle, come quasi tutti i bidelli fancazzisti della mia scuola. A questi quando hai bisogno di una fotocopia per il compito in classe non puoi avvicinarti e dire semplicemente “Signor bidello per favore mi fa 25 copie di questo foglio per il compito in classe?” Seee. Devi saperli prendere, devi andare coll’occhietto languido, dando loro l’impressione che da quello dipenda tutta la tua esistenza e solo allora forse distolgono l’occhio dalla gazzetta dello sport e sbuffando e smadonnando si trascinano fino alla fotocopiatrice. Ringrazi e manco ti rispondono. E se lo fanno lo fanno col grugnito dicendo che magari la prossima volta devi andare da loro il giorno prima se vuoi che ti facciano le fotocopie. Io ho imparato a saperli prendere, sorrisino e un caffè ogni tanto e via, ma alcuni di loro rimangono sempre  trogloditi.

 

Bene. A scuola mia al classico si fa bilinguismo. Il che significa che noi di lingue abbiamo lezione contemporaneamente nella stessa classe, solo che io mi prendo la mia parte e madamefigà si prende la sua e poi ce le scambiamo. Però una delle due deve sloggiare dall’aula e andarsene a zonzo per la scuola in cerca di un’aula lasciata libera da una classe che è andata in palestra o che è uscita. Già questa cosa mi fa incazzare di suo, perché trovo inaudito che la responsabilità di reperire un luogo dove fare lezione debba ricadere su di me o sui miei ragazzi mentre dovrebbe essere la scuola a predisporre tutte le aule necessarie. (Oggi sono stata in corridoio su dei banchi di fortuna. L’altro giorno nel vano di un’uscita di sicurezza trasformata in auletta di lingue). Finora a nulla sono valse le nostre proteste. Non ci sono aule sufficienti. Punto e basta.

Trovo finalmente una classe libera. Lascio che gli alunni si sistemino ai banchi. E già abbiamo perso 10 minuti di lezione. Si siedono, aprono gli zainetti, mettono libri e quaderni sul tavolo, e via altri minuti. Altri due o tre minuti se ne vanno per l’assestamento, battutine, risatine tra di loro e finalmente inizio ‘sta cazzo di lezione sul Modernismo. Che non è una cosa semplicissima. Devi parlare di Freud, Jung, Bergson e James (senza essere una prof. di filosofia), devi per forza parlare di Einstein (senza essere un prof. di fisica), non fa male parlare di Cubismo e allora parli di Picasso (e non sei una prof. di arte) magari ritieni carino parlare anche di Strindberg e la dodecafonia (senza essere una musicista) eccetera eccetera (questo per farvi capire che una deve per forza stra-concentrarsi quando deve parlare di cose nelle quali non si è proprio specializzata, per evitare di dire stronzate menate a cavolo).

Finalmente i ragazzi sono tutti attenti che è una bellezza vederli quando fanno così e tu mentre parli ti rendi conto che ti sembra una magia che ti stiano ad ascoltare e pensi che sono dei santi, quando ad un certo punto entra rosina la bidella senza neanche bussare e ti dice “prof. potete spostarvi in un’altra classe che qui devo pulire?”

 

Io sento un formicolìo al cervello e una voce che mi dice “ammazzala, ora!”

Invece “Signora Rosina, le dico, lei sta interrompendo la lezione! Io sto lavorando, qui!”

“Professoressa, la sto interrompendo perché io devo fare il mio e questa classe la devo pulire”

“Signora Rosina, l'aula non la può pulire dopo, gentilmente?”

“Ma io dopo devo andare a casa!”
 

Vi tralascio il battibecco. Vi dico solo che pur di non vederla e sentirla più (e immaginandomi pure il marito che la corica di mazzate appena arriva a casa perché non ha trovato il pranzo in tavola) e solo perchè ho visto che l'ora era ormai andata,  ho preso armi e bagagli e me ne sono andata in un’altra aula con i ragazzi. Addio Modernismo. E addio al diritto degli studenti.

 
Io non so chi abbia ragione. So solo che tutti i lavori sono dignitosi, ma vedere il mio trattato come roba così da poco mi ha dato un gran dispiacere.

P.S: ovviamente il dispiacere non mi ha impedito di andare in presidenza a chiedere la formulazione di un protocollo che stabilisca le linee guida di comportamento in questi casi (l'avrà colta l'ironia?). Cioè chi ha il possesso dell'aula? Chi arriva prima? La bidella? La prof?
Come, preside, dice la prof? Bene, preside, allora dia disposizioni in merito ai bidelli, perchè io non intendo più essere interrotta mentre faccio il mio lavoro.
E ora non ditemi che sono stata acida. (O sì?)
katika

venerdì, 16 gennaio 2009, ore 17:08

Questa è di pochi secondi fa.

"Prof, quella ha detto che siccome ci ha dato la traccia tre giorni prima della prova, nella correzione non partirà da un massimo di 10 ma da 8! Ma se ce l'ha chiesto lei di aiutarla a fare la traccia! Prooof. questo significa che nessuno di noi prenderà 10 per colpa della sua totale incompetenza!"


Come dar loro torto.

Nel frattempo ho raccomandato  di tapparsi orecchie e occhi nel caso  questa si sogni di dar loro le tracce prima pure agli esami. Non sia mai che decida di abbassare arbitrariamente i voti a cazzo pure allora.

P.S. Avevo promesso a me stessa di non raccontare più niente di Mfigà, perché rischio di sembrare pazza io.  Ma non ce l'ho fatta. La scuola italiana è anche questo.
katika

giovedì, 15 gennaio 2009, ore 13:38

Oggi in sequenza

Ha portato due studenti al bar durante l'intervallo, cosa vietata dal regolamento d'istituto da quando hanno scoperto che gente estranea veniva a spacciare approfittando proprio del break. Pertanto il bar è tassativamente interdetto agli studenti.
La sorte le ha riservato la sorpresa di trovarci proprio il preside che le ha fatto un cazziatone terribile davanti a tutti, studenti compresi.

Nella sua ora in una classe di quelle molto rumorose ad un certo non c'era più nessuno.  Al cambio dell'ora la prof. dell'ora successiva le ha chiesto dove fossero finiti gli studenti. Risposta: "Boh, sono usciti!" "Ma scusa non c'eri tu a fare lezione qui?" "Sì sì, ma non me ne sono accorta, non ci ho fatto caso" "Come non ci hai fatto caso ci sono solo 5 studenti su 26!" "Vabbè  vabbè, ora verranno"

Comincio a divertirmi.
katika

martedì, 13 gennaio 2009, ore 21:19

Domani per le classi quinte c’è la temutissima simulazione della terza prova, i cui risultati varranno come voti scritti.

Ho passato la prima settimana di scuola a fare lezioni private a madame Figà su cos’è la terza prova degli esami di stato (cosa sulla quale sicuramente l’hanno preparata durante il corso per l’abilitazione, da lei regolarmente conseguita) e sulla tipologia di prova adottata nel nostro liceo
 

Ho passato le mie ore di buco a farle capire, su sua richiesta,  come doveva formulare le domande in modo da calibrarle con tempi e lunghezza richiesti per la risposta. Ho, quindi, doverosamente esercitato tutta la mia disponibilità, come da buoni propositi di inizio anno, annunciati nel mio apposito post.

Sono pure considerata una prof. decente, che di solito riesce a fare capire le cose, almeno quelle semplici. Eppure ogni volta ero spiazzata dalla sua espressione: vuota. Non un feedback, non una reazione, neanche un cenno. Il nulla. Mi dico, sarà un suo modo di reagire.

Non avevo capito una mazza. Quello che lei avrebbe voluto era che qualcuno le redigesse proprio la traccia. Indovinate da chi si è fatta fare la traccia?

Indovinato? No? Leggete un po' qua:

Oggi pomeriggio mi si apre la finestrella della chat:

“Proooooof!”

“Eh, che c’è?”

“Ho paura!”

“De che? Della simulazione di domani?”

“Sì, sto sbroccando, con tutti questi dati che si accumulano nel cervello!”

“Tranquilla, dai, sarà molto meno terribile di quello che immagini”

“Meno male che francese non lo dobbiamo studiare”

“Come mai?”

“Stamattina quella cazzona della figà era in crisi e non sapeva come fare la traccia e ha chiesto aiuto a noi”

“Scusa?”

“Sì sì, ha detto “datemi una mano voi che io non ci capisco una mazza””

“…quindi?”

“Quindi praticamente ci ha lasciato carta bianca e la domanda per la terza prova di domani gliel’abbiamo formulata noi”

“Ma è scandaloso! L'esaminatore che fa redigere le prove agli stessi esaminati!”
“Già”

“Però non è giusto per quelli che faranno inglese”

“ma no, ma..”

“Quindi lei fa la figura della buona e io della cattiva, quindi adesso prendi nota che ti do le tracce di domani, con la preghiera di comunicarlo a tutti”

“Ma prof…mi faccia parlare..”

“Forza, dai prendi nota, sbrigati"

"Nooo, prof. mi faccia parlare, lei non..."

"Allora Traccia 1: di che sesso era Dickens?”

“…”

“Traccia 2: di che sesso era Hardy?”

“ah ma stava scherz..”

“Traccia n 3: e soprattutto, di che sesso era Wilde?

“Uahhhhhhhh! Marò che ridere! Prof. ci ero cascata con tutte le scarpe, credevo volesse veramente darci le tracce!”

“Uaaaahhhh, e secondo te io avrei mai potuto dire una cosa come 'lei fa la figura della buona e io della cattiva' dopo che vi rintrono il cervello con i concetti di rigore e deontologia professionale?”

“Infatti”

“Delusa?”

Lo sarei stata in caso contrario”

“Và a studiare , allora”

“Ok, prof. a domani”
 
Ora io che devo fare?
  1. Far finta di niente
  2. Parlare con quella deficiente di madame figà per spiegarle che il suo comportamentto è scorretto e diseducativo in modo inaccettabile
  3. Parlare con gli altri colleghi della stessa classe
  4. Parlare col preside
katika
P.link ¦ commenti (41) ¦ commenti (41)(popup) ¦ categoria : scuola, studenti, madamefigà

sabato, 10 gennaio 2009, ore 12:58

"Ciao Katika, sono appena atterrato, prendo la macchina e arrivo a casa"

"Ciaooooo, amoruccio della vita mia, gioia santa della mia esistenza altrimenti sprecata in un viluppo di non-senso, pilastro intorno al quale roteano tutti i miei pensieri!"

"Che cazzo  mi devi dire?"

"Ehm, sono in quel negozio che mi piace tanto. Ecco, dunque, c'è questo quadro-affresco bellissimo che andrebbe benissimo appeso sul pianoforte. Sembra fatto apposta per essere in casa nostra. Sembra che l'autore lo abbia creato proprio pensando a quel muro di quella stanza del pianoforte. E' meraviglioso! Che colori! Che proporzioni! Che armonia! E dove lo troviamo un altro quadro così perfetto? Secondo me dovremmo farci un pensierino!"

"Sì vabbè, ma quanto costa?"

"Senti te lo dico a casa, se no poi ti agiti e io sto in pensiero se so che sei in macchina agitato"

"Ecco, brava, dimmelo a casa, va"

Minchia, tra un po' sarà qui. Secondo me mi manda a cagare. 
katika
P.link ¦ commenti (24) ¦ commenti (24)(popup) ¦ categoria :

giovedì, 08 gennaio 2009, ore 18:00

1. Fissare con lo sguardo vuoto i pacchi di compiti da correggere e che  avresti dovuto corrreggere durante le vacanze.

2. Posare lo sguardo carico di tenera nostalgia sul sacchetto di baci perugina che da ieri sono banditi per sempre dalla tua alimentazione e che, guarda caso, sono proprio i tuoi cioccolatini preferiti.

3. Percepire il vuoto lasciato dal tuo albero di natale e lasciarsi commuovere dalla porporina caduta dalle palle sul pavimento.

4. Cercare di capire il senso di quella voce che ti arriva da lontanissimo e che ti chiede per l'ennesima volta "prof. mi può rispiegare la duration form?"

Ma che minchia me ne fregammé della duration form?

Per il resto, ragazzi, va tutto bene, eh? Che dite,  se mi faccio un paio di calici di quel montepulciano avanzato l'altro giorno sgarro la dieta? e, soprattutto, la correzione dei compiti mi riesce meglio?
katika
P.link ¦ commenti (26) ¦ commenti (26)(popup) ¦ categoria :

martedì, 06 gennaio 2009, ore 19:50

La notte dell'epifania può capitare che:

SMSs

“Ciao. Scusa se ti disturbo, ho bisogno di un favore urgentissimo, ti prego… Mi mandi una tua foto? I miei amici non ci credono che conosco la befana. (Firmato: nome e cognome di un mio alunno di 3 classico)

 

“Mi dispiace, non posso proprio! Se te la mando penseranno che conosci Monica Bellucci! (ops, a proposito, mi sono ricordata proprio ora che mercoledì avrò voglia di interrogarti su tutto il programma)

 

“Madoooooooooooo, scusi prof., l’ho mandato a tutti ed è capitato anche a lei :) non vedo l’ora di rivederla e riabbracciarla a scuola…”

 
“Lecchino! Ti conviene cominciare subito a studiare! Ih ih ih ih!"
katika