mercoledì, 25 marzo 2009, ore 19:07


Il gran giorno è arrivato. Gli studenti sono gli stessi dello scorso anno.

Ogni tanto pensatemi mentre, seduti comodamente al computer a cazzeggiare tra di voi, la sottoscritta dovrà affrontare da sola l’annuale terribile prova di resistenza psico-fisica che prevede:

 
1.     intrattenere gli studenti durante il lungo viaggio in nave da civitavecchia inventandosi tornei di trivial pursuit e burraco;

2.     distribuire pillole di xamamina in caso mare grosso;

3.      fare il pastore maremmano, cioè spingere nel gruppo i lenti, gli scoglionati, gli shopping-addicted e abbaiare tutte le volte che qualche pecorella se ne va a brucare troppo per i fatti suoi, magari perché ha incrociato qualche gruppo di studentesse scandinave;

4.      curare l’epidemia di laringite che ha colpito proprio ieri metà della classe;

5.      fare punture di plasil ai cazzafrulloni che avranno bevuto troppo;

6.      condurre negoziati estenuanti per determinare l’ora di rientro dalla discoteca;

7.      minacciare di morte truculenta quei quattro o cinque deficienti che sicuramente stanno pensando sin da ora a qualche fuga notturna dall’hotel per fare l’alba sulle ramblas;

8.      passare la notte, tutte le notti, a dormire mezzora sì e l’altra no per convincere i pazzoidi a non fare troppa caciara, a non giocare a pallone nel corridoio e, soprattutto, a non usare la porta della mia camera per fare goal;

9.      varie ed eventuali.

 
Nei momenti di disperazione, tutte le volte che mi chiederò ancora una volta “ma chi me l’ha fatta fare?” so che la vostra corrente di energia positiva mi renderà più lieve questo ennesimo viaggio-distruzione. E al primo che sfotte vado giù di legnate.
 
Hasta luego.
katika

martedì, 24 marzo 2009, ore 17:13

Io devo stare attenta quando uso gli esempi. Sono una bella cosa, certo, servono a far capire come un’affermazione teorica possa concretizzarsi nella pratica, oppure ad applicare una determinata situazione in circostanze diverse .

Questo quando l’esempio è congruo, o quando non ti si ritorce contro come un boomerang. Fine dell’introduzione.

Giornata difficile in quinta oggi. Dopo due ore con la prof. d’italiano, descritta dai ragazzi come mrsMorgue per l’aria di coinvolgente e gioioso entusiasmo che trasmette intorno a sé, avevano solo voglia di starsene sul cazzeggio andante ma capiscono che o mi fanno spiegare in santa pace o interrogo. Quindi spiego.

Ma Domenico, un bonaccione grande e grosso che non studia manco morto e che in testa ha solo l’inter (infatti ha studiato solo una volta in vita sua, per la precisione Robinson Crusoe, ma solo perché gli avevo promesso il gagliardetto della sua squadra del cuore, firmato da tutti i giocatori), passa buona metà dell’ora dandomi le spalle e cazzeggiando alla grande con quello di dietro. Lo riprendo più volte, ma lui prima si scusa poi continua a farsi i fatti suoi.

Finchè non mi viene la genialata di interrompere la spiegazione per far capire allo zuccone il concetto di rispetto per il lavoro altrui a suon di esempi.

“Domenico, tu lavori, vero?”
“Sì prof., faccio il cameriere e suono la tromba”

“Ahhhhh” dico io (‘azz, questa della tromba è un colpo basso. Io già mi intenerisco con i ragazzi che lavorano per non pesare troppo sull’economia domestica, se poi suonano pure, mi liquefaccio) “benissimo. Allora, immagina: stai suonando una cosa alla quale tieni molto, ad un certo punto tutti ti voltano le spalle, cominciano a sghignazzare per i fatti loro e non ti danno più retta. Tu come ti senti? Non la vivi come una mancanza di rispetto per il tuo lavoro?”

Lui ci pensa un po' è poi mi risponde serissimo:

“Non lo so prof. Veramente io suono solo ai funerali e quello che sta davanti a me è in una cassa da morto".

E non era una battuta.

katika
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giovedì, 19 marzo 2009, ore 17:17


Finalmente è arrivata la nostra figlia adottiva.

Si sa, una casa è vuota senza un frugoletto che ti corre incontro quando rientri, la vita non ha un perché senza quel senso di continuità che solo una giovane creatura ti può dare e poi è pure necessario aprirsi all’altro, uscire dal bozzolo chiuso e abitudinario della coppia felice e autoreferenziale, provare a pensare per tre e non più solo e sempre per due, tu ed io, io e tu. Eh!

L’iniziativa è stata mia. Il polpetta mi ha dato l’ok molto di buon grado.

Sarà perché l’adottata è un’australiana di 18 anni di nome Natasha?
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lunedì, 16 marzo 2009, ore 15:39

Si offre alla miglior offerente marito usato in ottimo stato, grande lavoratore e cuoco raffinato.
 
Non ha grandi necessità di manutenzione, tranne una  randellata sui denti di tanto in tanto.
 

Ad esempio, la moglie n.2 dovrà stare all’erta quando la domenica sera, usciti dal ristorante dove avete trascorso una bella serata con altre due coppie che avete da poco cominciato a frequentare, al momento dei saluti pensa bene di prolungare l’allegra serata con “Dai, adesso tutti a casa nostra per un bel grappino! E poi ho giusto una scatola di Coiba da inaugurare!”. La moglie numero 2 sappia che non c’è verso che lui interpreti correttamente il tuo sorrisetto di circostanza o il tuo silenzio. E’ totalmente incapace di comprendere che proprio quella domenica lì è stata trascorsa nel più totale abbrutimento casereccio e che perciò la tua dimora non può aprirsi all’accoglienza di persone che hanno ancora di voi un’immagine di coppia tanto perbene e che, pertanto, entrati in casa avranno (e hanno avuto) modo di vedere:

1.   piazzata davanti all’uscio di casa, lisca di spigola mangiata a pranzo collocata di traverso nella ciotolina del gatto, corredata di pezzi di pesce penzolanti tutt'intorno (quello stronzo del gatto proprio oggi ha deciso di non farsi vedere?);

1.      cartone vuoto dell’ikea in bella vista nell’ingresso;

2.      divano sfatto e  plaid ammucchiati alla rinfusa sullo stesso;

3.      mutande e calzini sparsi sui termosifoni ad asciugare;

4.      caminetto completamente spento;

5.      poggiate sullo sgabello del pianoforte, n. 2 ante di un armadio che tu, moglie n.1, ti stai montando da sola (perché lui, pur essendo perfettamente a suo agio con le dinamiche del motore di un airbus o del suo sistema elettrico, è totalmente impedito nella lettura del manualetto d’istruzioni dell’ikea);

6.      cappellino di pile posato sul tavolo da cucina;

7.      cialde usate del caffé dimenticate vicino alla macchinetta dell’espresso;

8.      libri aperti a faccia in giù in giro per la casa.

 
Non serve a niente che i bagni siano l’unica zona in perfetto stato (perché, saremo casinisti, ma all’igiene ci teniamo, eccheccazzo), mica puoi far accomodare le persone sulla tazza del cesso e poggiare il vassoio con i bicchieri sul bidé.
 
Sappia, la moglie n.2, che quando in macchina lei lo cazzierà, dovrà esercitare tutto il suo autocontrollo per non prenderlo a cazzotti quando lui ti sorriderà e ti risponderà “MA DAI, AMORE, CHE VUOI CHE SIA, perché TI FORMALIZZI?”
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giovedì, 12 marzo 2009, ore 17:52

Hannibal the Bidel è il bidello più fancazzista che abbia mai conosciuto.

Passa tutte le sue giornate troneggiante col culo fuso sulla poltroncina all’ingresso, riparato dietro una scrivania. La scrivania gli serve per leggere il giornale, pardon, la gazzetta dello sport.
 
Ha lo sguardo inquietante .

Hannibal the Bidel se gli chiedi qualcosa, chessò una fotocopia, una spillatrice, ti fissa col sorriso cattivo e rimane immobile mentre dalla sua massa corporea si distacca l’ectoplasma di hannibalthecannibal che ti si attacca alla carotide.

Hannibal the Bidel se dimentichi un ombrello a scuola il giorno dopo non lo trovi più.

Hannibal the Bidel vuole che il portone della scuola sia sempre spalancato. A lui non interessa che la sala professori non sia una sala professori ma una cattedra messa di traverso nell’ingresso. Non ha avuto pietà neanche durante i giorni di neve quando tornado di aria gelida si portavano via i fogli con i compiti in classe.

Hannibal the Bidel si diverte a mettere zizzania tra gli altri bidelli.

Hannibal the Bidel ha ammaestrato l’altra bidella del piano terra, detta la Bradipa-indovinate-perché, e le fa fare tutti i lavori di bassa manovalanza che dovrebbe fare lui.

Hannibal the Bidel appartiene alla categoria dei nani malefici ma non ha “il cuore vicino al buco del culo” (cit), lo ha dentro.

Hannibal the Bidel guadagna quanto me.

E con questo, buon pomeriggio a tutti, eh!

katika
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lunedì, 09 marzo 2009, ore 16:01

Vedere il mondo con occhi da bambini a volte ti aiuta a recuperare il senso dell’essenziale, cioè ti dà una mano a sopravvivere, avvolgendo di un’aurea d’incanto la realtà che in certi giorni può diventare desolatamente prosaica. (che cazzo ho detto? boh)

 

Ieri ho fatto da baby sitter alla mia nipotina di sette anni. Come sempre succede quando è a pranzo da me, ad un certo punto le scappa la cacca (il primo che si azzarda anche solo a pensare che è per colpa della mia cucina lo azzanno alla carotide). La verità è che la streghetta lo fa apposta perché è un’occasione per tiranneggiarmi, per umiliarmi e per mettere alla prova il mio amore ziesco.

 

Non si spiega, infatti, come mai quando è a casa sua in bagno ci va da sola e, sempre in totale autonomia, fa tutto quello che deve fare, compreso il lavaggio  della patatina, mentre quando è a casa mia pretende che io la intrattenga di chiacchiere mentre lei procede tranquillamente nella sua opera di liberazione.

Ora voi dovete sapere che questa bella-biondina-amore-della-zia-sua, sin da piccolissima ha manifestato delle doti molto singolari per quanto riguarda la produzione di sostanza di scarto. Tuttora la questione di come un esserino così piccolo possa produrre tali quantità e dimensioni di materiale è oggetto di complessi studi a livello familiare.

Il problema diventa devastante per me, perché, la piccola megera quando sta co’zia regredisce allo stato neonatale e pretende non solo che le tenga la manina mentre lei produce, ma anche che la pulisca e che la lavi io. Ora, non essendo io una madre, non ho mai avuto a che fare con cacche e pannolini. Quando la nana era piccola mentre tutto il parentado assisteva commosso e pigolante al cambio del pannolino mugolando stupefatto come se la bimba invece di cacca avesse prodotto uranio impoverito, io mi eclissavo discretamente. Vabbè, discretamente, ammetto che forse ogni tanto possa aver urlato appena appena “MA COME CAZZO PUZZA ‘STA ROBAAAAAAA! E CHE E' , CHERNOBYL?”, e forse mi sarà anche scappato qualche commento tipo “OMIODDDIO, MA C’E PIU’ CACCA CHE BAMBINA!”, ma che lei o il destino si vendichino in questo modo mi sembra francamente fuori luogo. Cioè la sproporzione tra atto criminoso e punizione balza decisamente all’occhio.

Proprio la riflessione su tali circostanze mi ha indotto ieri a decidere che era arrivato il momento di riprendermi la mia dignità di zia finora offesa e umiliata e di azzardare un  sacrosanto atto di ribellione. Perciò ho fatto sciopero. Mi sono ammutinata. Mi sono rifiutata di pulirle il sederino e di lavarla. Eh eh. A dirla proprio tutta, dopo mezz’ora di negoziato serrato è giunto l’accordo per cui vabbene, lei si sarebbe pulita da sola a patto che il bidet glielo avessi fatto io.

Ma la pollastra deve essere rimasta spiazzata dall’imprevista evoluzione del piccolo rituale e ha distrattamente  buttato nel water pure il fermaglietto preferito che è affondato lentamente sotto i nostri occhi nella materia oggetto di codesto post.

 
Lei, guardandomi dal basso col suo visino angelico e facendomi flap flap con quegli occhioni verdi,  come se fosse niente butta lì un “Me lo ripeschi vero, zia?”

Io ho pensato “Col cazzo, bella mia!” e le ho risposto “Amore, ma non si può, vedi che è sprofondato nella tua cacchina, adesso la zia tira lo scarico e pazienza per il fermaglietto”

 

Mai disperazione fu espressa con urla e gesti così strazianti, mai Didone pianse la dipartita di Enea con siffatta veemenza, mai un’ Andromaca pianse la morte del suo amato bene con tale senso del tragico come questa piccola delicata bambina di soli, badate bene, sette anni..

“ODDDIO NOOOOOOOOO! BUAAAAAAAHHH! NOOOOOOOOOOOOOO! AAAAAAHHHHHHH!OOOOOHHHHH!”

“ORA COME FAROOOOO’ ???? IL MIO FERMAGLIETTO DELLE WINX!!!”
 

“Guarda, te ne vado a comprare subito un altro, anzi due, anzi dieci, uguali uguali”

 

“NOOOOOO, VOGLIO QUELLO BUAAAAHHHHHH, OHHHHHHHH, MAMMAAAAAAAA!”

 

Cazzocazzocazzo, e ora che faccio? L’unica certezza in quel momento era che mai e poi mai mi sarei adoperata per la salvezza di quell’insulso pezzetto di metallo rosa, avrei sacrificato la mia pinzetta delle sopracciglia per quell’operazione immonda e affondato la mano nella sua cacchina santa.

 
Eravamo in questo momento di sventurata impasse quando dal corridoio sento arrivare la voce della salvezza “ma che caspita è successo?” Era il polpetta versione couch potato che risorgeva, appunto, dal divano.
 
Si affaccia sull’orrido spettacolo offerto dal water, dà una pacca affettuosa sulla testa della bambina, gonfia il petto, mette la tutina blu e il mantellino rosso e si trasforma nel supereroe. Vola verso il camino, prende la pinzona per la legna, torna in bagno e la infila nel water. Io, come da copione, mi copro gli occhi con le mani, mugolando di orrore e speranza (come tutte le eroine deficienti) fino a quando superpippo non si rialza in tutta la sua maestosità tenendo alto il trofeo gocciolante di liquame.
 

Mentre l’eroico zio si godeva i suoi 5 minuti di celebrità e veniva consegnato per sempre alla dimensione del mito, la zia fuggiva inorridita.

katika

mercoledì, 04 marzo 2009, ore 16:40


C’è una ragazza che sto perdendo.
 

E’ sempre stata un po’ taciturna e poco socievole, è amica di tutti e nessuno allo stesso tempo, non fa parte di nessun gruppetto. E’ un cane sciolto. Odia le etichette, il conformismo, i saputelli. Ho in mente l’espressione del suo viso, che è un incredibile miscuglio di dolcezza e ostinazione, che un tempo si illuminava di una luce bellissima quando facevamo letteratura. E allora tirava fuori quel sorriso dolce un po’ stupito per la bellezza delle parole o di una forma. E’ sempre stata molto brava, intuitiva e a volte geniale.

 

Ma ha qualcosa, ultimamente. Qualcosa di oscuro, un male indefinibile. Improvvisamente ha smesso di studiare, si assenta dalle lezioni (manca da scuola da una settimana ormai), scarabocchia distratta e non prende più appunti. Anche la prossemica parla da sé. Dal primo banco è voluta passare all’ultimo, quello in angolo.

Ho provato a parlarle, cercando di farlo con tutta la delicatezza possibile, ma mi si è chiusa a riccio, negando di avere il benché minimo problema.

E’ orgogliosa, non si lascia avvicinare da nessuno e ha allontanato da sé tutti i compagni.

 

Qualcuno mi ha detto che è molto sola. I genitori sono assenti, a casa nessuno la controlla. Del resto, non sono mai venuti ad un colloquio e lei nel frattempo è diventata maggiorenne.

 

Io sento che sta succedendo qualcosa e che devo sbrigarmi a trovare una via che mi porti a lei.

 
Devo solo trovare un modo.
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lunedì, 02 marzo 2009, ore 20:42

Ieri serata tra colleghi. Non i miei, quelli del Polpetta Volante alias Salypimienta.

Cena niente male e conversazione desolatamente incentrata sul loro lavoro e su tutto il casino degli ultimi tempi. Ok, dice qualcuno, basta parlare di queste cose.

La padrona di casa, che ha mantenuto un rigoroso riserbo per tutta la sera,  guardandosi bene dal l'intervenire nella conversazione, intravede uno spiraglio. Forse la serata può ancora svoltare. Forse, se è lesta nel trovare un qualcosa che li distragga per sempre dal solito argomento, anche lei potrà partecipare alla serata. Idea! Giorgio, ma tu non suoni la chitarra? chiede ad uno degli invitati. La risposta è affermativa. Lei corre a prendere la chitarra che torturava quando era ragazza e la porge al musicante.

Lei, la padrona di casa, si prepara a cantare un po’ di  bossa nova (è vero che è sempre più difficile trovare qualcuno che si abbassi a suonarla ma forse stavolta l’eroico musicista ce la fa) o a lasciarsi trasportare dal mood I&N  di De Andrè o ad adattarsi persino a  Battisti, tutto perché non si parli più di aeroplani, slot, e anpac.

Ecco che partono le prime note. Chissà che suonerà. Perché tutti ridono? Non ho neanche cominciato a cantare. Ah, cantano loro. Ma…ma…massimo ranieri! O quasi.

Ecco che hanno dovuto ascoltare le mie orecchie ieri:
 
"Perdere un motooooore,
Quando si fa seeeeeera
Bestemmiare i morti
Se la pista è una chimeeeeera.
Rischi di andar lungo, può scoppiarti il cuore
Perdere un carrello e smadonnare con onoooooore!
 
E vai al simulatooooooore
Ti fanno fa’ ingestioooone
E poi fumo in cabina e tuo secondo col coccolooooone
Andate  via a cagaaaaare
Voglio andà a dormiiiiiire
Fatemi sto check e rimandatemi a volaaaaaaare!"


Ok, penso, la serata sta pericolosamente andando a puttane.  Ma continuo ad attendere speranzosa.

Arrivano altri accordi. Temo di riconoscere julio iglesias

"Una valigia sul letto, quella del lungo raaaggio..."

Ok, mi dico, me ne vado in cucina a rassettare, come tutte le brave donnine di casa.

Entro in cucina, conto le bottiglie vuote e capisco.

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