giovedì, 28 maggio 2009, ore 17:15

RIAPRI IL BLOG, COGLIONACCIO!
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mercoledì, 27 maggio 2009, ore 21:19

Ma si può farsi scappare la vaschetta del gelato mentre la si ripone nel frigo, chinarsi per raccoglierla urlando “porca troia!”, rialzarsi, sbattere violentemente il cranio contro lo sportelletto aperto del freezer e ricadere per terra per il rimbalzo, per giunta ricoperta di gelato al cioccolato (che spreco, mannaggia)?

Si può si può: trauma cranico lieve, dice il referto.

Quando mi hanno dimessa dal pronto soccorso hanno lasciato al polpetta un elenco di cose da osservare su di me per le prossime 24 ore (tipo se vomito, se do i numeri, ecc. ecc.).

Lui ha preso in mano il foglio e ha detto “Ah, praticamente è come una check list. Ce la posso fare.”
 
Amici miei, io per adesso ragiono abbastanza. Ma se nei prossimi giorni doveste veder comparire sul mio blog minchiate solenni peggiori di quelle che già leggete abitualmente, sappiate che non sono io: è la botta in testa.
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lunedì, 25 maggio 2009, ore 15:31

Alitalia fa “CAI CAI”, come un cane bastonato (notato il sottile gioco di parole?) e nel frattempo, per onorare il detto napoletano “chiagni e fotti”, prova a metterla nel derrière ai piloti delle altre compagnie italiane minori, per esempio tramite accordi col governo il quale promette agevolazioni e sgravi fiscali alle società che mandanaffanculo i loro piloti per far posto a quelli dell’ex Alitalia, sì sì, proprio quelli che sono in cassintegrazione a 6800 euri al mese per i prossimi 7 anni.

 

Vista la situazione, Polpetta ha deciso che per pararsi il culo è meglio se cominciamo a pensare alla vecchiaia per tempo, dato che ha poca voglia di andare a finire a lavorare a Doha o a Seul. Perciò, signori e signore, vi annunciamo che da quest’anno ci mettiamo a fare il vino. La vigna, quella del nonno, è piccolina, infatti l’abbiamo battezzata “vigna del puffo”.

 

Tecnica di gestione: Faidatè. Polpetta ha imparato a potare, a tendere i fili e a passare il motozappa. Prossima attività: dare il ramato.

 

Pertanto, se le cure del polpetta hanno funzionato, siete tutti reclutati per la vendemmia a settembre. Sapete com’è, la manodopera costa.

 

Si offrono: alloggio in tenda sotto al fico (inteso come albero, zoccolette in ascolto, che vi pensavate? Eh? Vi sarebbe piaciuto, eh?) vitto e intrattenimenti serali di vario genere.

 

Qualunque tipo di liquido venga fuori da questo esperimento, non deve vedere messa in discussione la sua dignità, pertanto dovrà avere un nome.

 

Perciò mi è venuta la meravigliosa idea di imbandire qui, proprio in questa sede il

 
CONCORSO: TROVIAMO UN NOME AL KATIKAWINE
 

I tre finalisti saranno invitati in terra di puglia e il vincitore sarà proclamato NEL CORSO DELLA VENDEMMIA.

 

Premio in palio: una damigiana di mosto e notte di sesso con la contadina più graziosa della contrada, da tutti conosciuta come Godzilla, per la sua vigorosa e indiscutibile avvenenza.

 

Per le vincitrici di sesso femminile: damigiana di mosto e notte di sesso sfrenato col  figlio della vicina altresì detto “lo Stantuffo delle Murge”. In alternativa si offrirebbe volontario anche il polpetta (tanto è solo sesso, dice, col pensiero sarebbe con me).

 
Programma dei lavori:
 
ore 06:00 sveglia
ore 06:30 taglio dei grappoli

ore 10:00 cosiddetto “sferro” (la merenda leggera di metà mattina a base di pane, ricottaforte e pomodoro, focacce ripiene di cipolla e melanzane ripiene)

Ore 11:00 taglio dei grappoli

ore 13:00 pranzo a base di orecchiette con le polpette da mangiare direttamente nella coppa

Ore 15:00 pigiatura dell’uva (solo donne a piedi scalzi)
Ore 17:00 torchiatura (solo uomini vigorosi)
Ore 20:00 cena tiella riso patate e cozze
 

Dopocena: via con la trasgressione (si sa, la fermentazione del mosto produce dei fumi che…), balli sull’aia, ricchi premi e cotillons (tanto sarete talmente stanchi e con la schiena spezzata che questa me la risparmio sicuro)

 
Allora?
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giovedì, 21 maggio 2009, ore 19:11

A scuola può succedere che una professoressa di latino incompetente e, dettaglio poco trascurabile, incredibilmente oca (con tutto il rispetto per le oche) riesca a farsi spostare dal biennio al triennio (perché secondo lei fa più figo) mettendola in quel posto alla prof. più brava del liceo. Che il latino in un liceo classico sia una delle materie caratterizzanti e peraltro pure argomento di seconda prova scritta agli esami non è importato a nessuno. Tanto meno al sig. preside, di cui accade che la suddetta prof. sia figlia, maguardaunpò.

 

L’incompetenza e l’ocaggine insieme costituiscono un mix incredibilmente distruttivo, soprattutto in un momento delicato come questo, quando i ragazzi cominciano ad essere sotto stress per gli esami. Al punto che ieri è stata necessaria l’ambulanza per soccorrere Tommaso, preda di una crisi di nervi a seguito litigata con la cretina.

 

Madame Ochett  è una vera minus habens.

 

Bisogna vederla per credere che esista un esemplare del genere. Sempre felice e sempre sorridente, ma di un sorriso ebete, inconsapevole, attraversa i corridoi salutando tutti (alunni e professori) con “Ciao, cuoreeee” “Ciao amoreeeee!”, strascicando le vocali e nasalizzando i suoni.

 

Allora, se tu mi dici “ciao cuoreeee” io ti guardo, penso che sei scema perché io e te confidenza non ne abbiamo mai avuta e vado avanti, ma se lo fai ai ragazzi di 19 anni con i quali hai un rapporto pessimo, questi si sentiranno presi per il culo, come di fatto lo sono.

 
Questi finora sono dettagli che fanno colore.
 

Il guaio serio è che questa qui la sua materia non la conosce per niente. Non è capace di correggere le versioni che lei stessa assegna e, siccome le manca del tutto il senso della decenza e del pudore, se le fa correggere dal più bravo della classe (media del 10). I compiti di letteratura, invece, sono strutturati a quiz “così quando andrete a fare le selezioni all’università vi troverete bene”. Ma tutti noi prof. sappiamo benissimo qual è l’unica utilità dei compiti a quiz: si correggono in un attimo. Diciamo nel 90% in meno del tempo. Pur essendo una grande tentazione, nessun professore decente li propina.

 
Inoltre, mentre le tracce dei temi una se le deve inventare e calibrare esattamente sul tipo di attività svolte per quel tipo di argomento, i quiz te li offre già pronti la casa editrice del libro di testo in uso. Capito che comodità?
 

Però la stronza, proprio nell’ultimo compito in classe decide di fare la furbata e sceglie, senza peraltro leggerlo bene, un test a caso da un’altra fonte. I ragazzi, dunque, si sono trovati davanti a domande riguardanti argomenti mai affrontati prima o affrontati solo di striscio e pochissime domande relative agli argomenti su cui lei stessa aveva detto di prepararsi. Colpo Basso! Bassissimo, per un ultimo compito in classe.

 

A nulla sono valse le proteste degli studenti. “Ma, insomma, in fondo è cultura generale, non le sapete già da voi queste cose?” e tira fuori la solita scusa “Così sono i test d’ammissione all’università!” Ora se per cultura generale mi chiedi chi è il presidente degli usa o cos’è un lemure, io ti posso pure rispondere, ma se le domande sono sui principi del neoplatonismo che tu non hai spiegato, allora io ti gonfio di botte, brutta troia.

 

“Professoressa, una cosa è fare i test d’AMMISSIONE all’univ., una cosa è fare l’ultimo compito di latino dove io sono tenuto a dimostrarle che ho studiato l’argomento da lei stessa indicato” ha protestato Tommaso.

 
E’ stato allora che è successo.
Madame Ochett ha fatto una cosa che non doveva fare: ha tirato in ballo “cuoreeeee” “amoreeeeee” e Tommaso ha cominciato a star male. Non riusciva più ad aprire le mani, chiuse a pugno, il corpo si è irrigidito come se forse marmo e ha cominciato a tremare.

“Prof. Tommaso sta male”le ha detto il compagno di banco.

Cuoreeeeee, ma non è che ora stai esagerandooooo?” è stata capace di dire l’idiota.

I suoi compagni lo hanno portato fuori e lo hanno fatto stendere, insomma, gli hanno prestato i primi soccorsi improvvisando un po’ e cercando di ricordare come si fa nei film di ER. Lei è uscita, ha detto solo “chiamate il 118” ed è rientrata in classe, come se niente fosse.

L’ambulanza è arrivata. Crisi di nervi, è stata la diagnosi. Ma Tommaso si è ripreso presto: aveva solo bisogno di un po’ d’aria pulita.
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lunedì, 18 maggio 2009, ore 19:26

Devo essere molto stressata in questo periodo. Ho avuto uno scatto di rabbia che manco un rottweiler.

Sesta ora. Io ho già finito programma e interrogazioni, per cui mi sembrava cosa giusta regalare un’ora d’aria ai miei mostri e portarmeli tutti al bar della scuola, in attesa del suono della campanella delle 2.

Eravamo lì in cortile, davanti al bar, quando entra nello spiazzo una macchina guidata da un minchione della scuola a fianco, che, pensando di fare lo scherzo dell’anno a tutti i miei ragazzi, accelera e si dirige a tutta velocità verso il gruppo e pianta i freni all’ultimo secondo, fermandosi a qualche millimetro dai miei studenti.

Mi si è annebbiato il cervello. Sentivo i commenti dei ragazzi “Ma che coglione!” “E' proprio uno stronzo”. Io mi sono fatta largo ringhiando con la bava alla bocca “Lasciatelo a me!”

Sono alla macchina con un balzo, apro lo sportello tiro fuori il pezzo di merda e gli faccio una partaccia di quelle che più alzi la voce e più ti carichi da sola, non so se avete presente. Ero praticamente in autocombustione. L’idiota, tra l’altro pure grande e grosso che se avesse voluto mi avrebbe schiacciata come un microbo, mi guardava come se fossi pazza. E lo ero. Il pensiero che se gli fosse scappato il piede dal freno quello avrebbe fatto una strage, mi ha letteralmente sconquassata. Lo avrei massacrato di botte, se fossi stata un uomo. Alla fine mi ha chiesto scusa, ma come si fa con i matti quando pensi che devi per forza dare loro ragione. Ho accettato le scuse e sono tornata dai ragazzi  mentre lui ingranava la retromarcia e pensava bene di defilarsi.

Mi sono sentita meglio.

Ma non è che ho esagerato?

Voi che avreste fatto?
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giovedì, 14 maggio 2009, ore 23:28

 
Manco la 24 ore di Les Mans.
Doppio party (pranzo e cena) in giardino, senza soluzione di continuità.

Wedding planner disperato per le meches venute male (le sue, dico, non quella della sposa)

Fuochi d’artificio.

Super allestimento, superfiori, supergazebo.
Supereleganza e supertacchi. E pure supercambi, perchè alcune dame si erano portate l'abito lungo nero per la sera.

In tutto ciò, verso notte, è stata segnalata presenza di esemplare di SBDIB vestita d’azzurro che si aggirava scalza sul prato, stanca di inciampare nei camerieri e nelle tovaglie. Le scarpe col tacco? Buttate in piscina. Senza rimpianti, proprio.

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mercoledì, 13 maggio 2009, ore 20:10


Che poi una come fa a rimanere seria quando l'interrogato si presenta alla cattedra con questa maglietta?
E' lui, il Duro (e come ti sbagli).

E suppongo che la maglietta non l'abbia messa per caso. Messaggio subliminale, vista la bastardaggine delle domande di oggi?


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lunedì, 11 maggio 2009, ore 21:59

Ma secondo voi lo studente che nel compito mi ha scritto

"I was happy for the the bird of my cousin"

l'ha fatto apposta?
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giovedì, 07 maggio 2009, ore 21:22


Le do da mangiare praticamente ogni tre ore.
Il resto del tempo dorme.

Ruba i biscotti e i cioccolatini, anche se non è necessario perché ha piena libertà di mangiare quello che vuole, ma si vergogna (perchè è quasi obesa) e allora frega i biscotti solo se in cucina non c’è nessuno. Eppure lo sa che i biscotti li mangia solo lei, pensa che non ce ne accorgiamo quando, ogni due giorni, devo ricomprare il sacchetto?

Ancora non parla. Cioè non dice neanche mezza parola d’italiano. “troppo difficile” dice, e allora “fanculo, penserà, chi me la fa fare di imparare la lingua del paese che mi ospita per un anno?”

In realtà non parla proprio, neanche l’inglese, non le piace chiacchierare e parla a monosillabi o facendo sì e no con la testa.

Al compito d’inglese a scuola ha scritto “Api sculary” invece che “epistolary”, “educattion” e “edducation” invece che “education”.

Non legge neanche. Cioè, sta leggendo per la quinta volta consecutiva quella merda per adolescenti di Twilight. Leggere un libro nuovo? Troppo faticoso anche quello.

Non ci chiama mai per nome: se deve chiedere al polpetta se per caso sto dormendo dice “Is someone sleeping?”. Se ha bisogno di attirare la mia attenzione non mi chiama ma emette un verso tipo “Eeeehhhmmm”.

Ieri voleva la mamma e ha pianto per 2 ore e mezza (orologio alla mano)  ed io non sapevo che cazzo fare e mi è dispiaciuto da morire non riuscire a farla smettere.

Esce senza mettersi la giacca, anche quando piove e c’è la tramontana. Perciò ora ha la bronchite e la tosse da 20 giorni.

Si è persa al supermercato perché si è distratta al bancone dell’ovetto kinder.

 
Ha quasi diciannove anni ed è l’australiana che sta da me.
 
Bell’affare ho fatto.
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lunedì, 04 maggio 2009, ore 22:24


La realtà supera la fantasia, l'ha detto qualcuno ma io oggi c’avrei pure le prove.
 

Luis l’ho conosciuto nei mesi spensierati di Washington più di vent’anni fa. A conferma che i popoli latini fanno sempre comunella, avevamo creato un quartetto di pazzi gaudenti composto anche da una ragazza e un ragazzo spagnoli. Ognuno aveva un soprannome: luis era il Cabezon per via della sua grande capoccia, io ero la Meona (la pisciona) perchè quando eravamo in macchina li facevo sempre fermare a tutte le stazioni di servizio per fare pipì, lo spagnolo era il Latin Lover e la spagnola era la Rubia. Tra noi quattro c’era un rapporto molto cameratesco, eravamo fratelli, uniti come chi si sente un po' esule e un po' piccolo esploratore. Eravamo sempre insieme in classe, a mensa e anche alla residenza universitaria. Le nostre risate echeggiavano nei corridoi della facoltà di lingue moderne di  quella serissima università e un po’ ci invidiavano (soprattutto gli scandinavi e i giapponesi)  per come sapevamo essere sempre allegri, pur essendo abbastanza rigorosi quando si trattava di studiare.

 
Luis è colombiano, il che significa che la vita negli States per lui era un po’ più complicata che per noi europei. Finito il corso che tutti e quattro stavamo seguendo, rimandai il ritorno a casa di settimana in settimana perché lì a Georgetown io ci stavo davvero bene con quei tre matti.

Un bel giorno di fine maggio affittammo una macchina e ce ne andammo  verso Niagara fino in  Canada. Lì dovemmo lasciare il povero Luis in un paesino alla frontiera perché non aveva il visto giusto per il Canada. In quanto colombiano,  lo portarono negli uffici e lo interrogarono per più di un'ora, mentre i poliziotti di frontiera perquisivano la nostra macchina. In Canada non ci trattenemmo molto, giusto una capatina a Montreal in giornata perché eravamo in pena per il povero Luis, abbandonato lì, al confine. A sera lo andammo a riprendere. Lo trovammo sui gradini di un bar, a bere una birra nel sacchetto. Ci accolse col sorriso sulle labbra, rassegnato a questo suo destino di cittadino straniero proveniente da paese sospetto. Del resto, ogni volta che ci fermava la polizia erano casini. Eravamo personaggi di una barzelletta più che terroristi, tuttavia “Che ci fanno un’italiana, un colombiano e due spagnoli nella stessa macchina e in giro senza meta?” sembravano chiedersi dietro i rayban a specchio. Poi si tranquillizzavano quando tiravamo fuori le tessere universitarie. Ma ogni volta era la stessa storia. Che palle.
 

Quando arrivò per me il momento di partire (mi mancava l’ultimo esame all’università, se no col cavolo tornavo!) mi accompagnarono tutti e tre all’aeroporto. Vollero venire fino agli imbarchi. Allora ancora si poteva. Lacrime, abbracci interminabili. “Scrivici” mi dissero, "Sì sì, rimaniamo in contatto" ci promettemmo.

 
Loro rimasero lì, chi a fare dei master, chi a perfezionare ancora l’inglese. Ma poi dopo un paio d’anni tornarono nei loro rispettivi paesi.
 

Da allora ci scrivemmo qualche volta. Poi più niente, come spesso accade in questi casi.  Non ci siamo più rivisti, ma il mio pensiero di tanto in tanto è sempre tornato lì, a quei giorni dorati e a loro tre. E qualche volta ho provato a cercarli, senza successo. Ormai credevo di averli perduti per sempre.

 
Ieri il ragazzo spagnolo mi ha trovato su Facebook. Lavora per una compagnia aerea. La ragazza spagnola vive a Maiorca.
 
Luis è stato rapito dalle Farc.
 

Due anni nella giungla lo hanno tenuto. Se ieri Latinlover non mi avesse mandato le sue foto scattate dopo la liberazione non ci avrei mai creduto. Non ho riconosciuto  il bel Luis in quella faccia pallida e smunta con quella barba grigia fino al petto. "Che t'hanno fatto, Cabezon?" mi sono chiesta con gli occhi incollati allo schermo del pc, incredula.

 
Io, che mi sono mi sono angustiata tanto per la Betancourt, non sapevo che uno dei miei amici del cuore di tanti anni fa era nello stesso identico inferno.

E il tempo si è arrotolato a ritroso, come un rewind, e ho rivisto noi, con la nostra spensieratezza di allora e i nostri progetti, ignari di quello che la vita aveva in serbo per ognuno di noi. E mai avremmo  immaginato che sul  giovane volto di quel ragazzo mite e scanzonato con la testa troppo grossa per il suo corpo troppo magro si sarebbero scolpiti i segni di tale imprevista e indicibile sofferenza.

Sono tanti i pensieri e i ricordi che mi si affollano nella mente.
Ma ora lui sta bene, è tornato a casa dalla sua compagna e dalle sue bambine.
Mi dico che questo, in fondo, è quello che conta. Ma il cuore è ancora in subbuglio.


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