E' indipendente e ama le coccole solo quando dice lei. Particolarmente affascinata dai libri, si arrampica sulla sdraio dove mi stravacco a leggere, si accuccia sul mio petto porgendomi in faccia il suo derrière e gioca con le pagine che cerco inutilmente di sfogliare.
Ha ancora il pelo ritto per la strizza, è rimasto nascosto a tremare nella sua cuccia per un paio di giorni e solo ieri ha cominciato a prendere coraggio per farsi un giretto, grazie anche all'incoraggiamento di Baghina.Il katikadad sì è preso una bella strizza e per ringraziare il signore della grazia ricevuta è voluto andare a tutti i costi ad un megasantuario da queste parti.
Katika è per la libertà di pensiero ma su quella d’azione ha i suoi dubbi, soprattutto quando si tratta di un vecchio leone un po’ acciaccato alla guida di un fuoristrada per tre ore. Sanpolpettavolante, allora, lo ha accompagnato.
Il katikadad ha abbracciato la figlia porgendole in dono un rosario benedetto “da appendere sul letto”, ha raccomandato.
A Katika le si è stretto il cuore "povero babbo, ha pensato, dov'è finito quell'anarchico e gaudente mangiapreti di un tempo? il trombo l'ha fatto invecchiare e rincoglionire di colpo"
Poi gli ha annusato l’alito.Puzzavano di vino, gli schifosi, e avevano gote rubizze e sguardo furbetto.
Col pasticciaccio brutto dell’aviazione civile italiana mi sono fatta un’idea dello stato del nostro paese.
Le notizie, come si può immaginare, mi arrivano direttamente e spesso la verità non appare sui mezzi d’informazione. Forse l’unico che prova a documentarsi sul serio sulla questione è un giornalista dell’espresso, ma neanche più di tanto.
Invece a questi signori è stato concesso ed i risultati sono questi, con conseguenze terribili per dipendenti e passeggeri che da un giorno all’altro si ritrovano col culo per terra. Per inciso, ci sono piloti che in questi giorni sono stati “dimenticati” all’estero dove stavano facendo simulatore. La compagnia li ha lasciati lì perché non ha più soldi per farli rientrare alla base. Alcuni di loro hanno minacciato i vertici della MYAir di denunciarli al consolato per abbandono di equipaggio all’estero (esiste come reato). Giorni fa 175 passeggeri marocchini sono rimasti bloccati a Venezia per due giorni con la scusa di un problema tecnico. In realtà l’unico problema era che non c’erano i soldi per comprare il carburante. I marocchini hanno fatto intervenire la loro ambasciata, che ha prima riportato a casa i connazionali con la compagnia di bandiera marocchina e poi ha sporto denuncia all’Enac, la quale, a questo punto, non ha più potuto far finta di niente, come aveva fatto fino a quel momento.
Questo ricorda molto il precedente della Volare. Quando fallì, fu da un giorno all’altro. Nel senso che i piloti che erano al lavoro in giro per il mondo dovettero lasciare gli aeroplani negli aeroporti, sospendere il servizio e tornare a casa da passeggeri con altre compagnie, perché, essendo stata ritirata la licenza alla Volare, non potevano più far muovere gli aerei da dove stavano.
Ma c’è di più: i signori della My Air (gli stessi che non hanno più soldi per comprare il carburante e pagare gli aeroporti, per un buco di oltre 30 milioni di euro) nel frattempo hanno comprato un’altra piccola compagnia aerea in Svizzera. Con quale capitale? vi starete chiedendo. Boh, forse c'erano i saldi e poi è una compagnia piccolina, che vuoi che sia. Servirà per arrotondare la pensione? Macchè. Faranno fallire la MyAir e se ne andranno oltreconfine a godere il frutto dei loro imbrogli, fino a quando la storia non si ripeterà anche in Svizzera, con lo stesso identico copione.
Intanto, tutti i dipendenti, tra cui molti amici del polpetta, si ritrovano disoccupati nel giro di poche ore, senza prospettiva di cassaintegrazione (non è prevista, mica parliamo di alitalia!), in un momento molto difficile come questo dove non ci sono più opportunità, neanche per i piloti.
Taranto è una delle città col più alto tasso di diossina. La percentuale è spaventosa e naturalmente molto al di sopra del massimo consentito. Ne hanno trovato tracce persino nel latte materno, per dire. La situazione è intollerabile per gli abitanti. La causa è una grossa azienda che produce acciaio, alle porte della città. Di fronte alla mobilitazione popolare qualcosa succede e questo governo finalmente si fa sentire. Prende una decisione coraggiosa: innalza per decreto il livello massimo di diossina consentito, così tutto è in regola.
Ora mi chiedo, perché nessuno ha scritto che il proprietario dello stabilimento industriale è uno dei famosi imprenditori italiani chiamati a salvare la cai coi loro soldi? Do ut des, funziona così, no?
L’industriale continua a trarre enormi profitti, berlusca si vanta di aver salvato Alitalia e la gente a Taranto continua a morire e finalmente si toglie dai coglioni.
Ragazzi, che successo in cucina oggi. Siccome mi capita di rado, questa ve la devo proprio dare. Intendo la ricetta. Che poi sarebbe uno dei due-tre- piatti che mi vengono veramente ma veramente bene.
Concludete con uno strato di patate (mi raccomando sempre sottilissime), pomodorini e pangrattato. Aggiungete l’acqua delle cozze filtrata e mezzo bicchiere di acqua. Metteteci poi una spruzzata di pecorino e aggiungete ancora un po’ di olio.
Ricoprite la teglia con la stagnola e infornate a 200 gradi fino a quando riso e patate non saranno cotte (oggi ci sono voluti 50 minuti).
Prima di togliere la teglia dal forno, togliete la stagnola e fate gratinare per 5 minuti.
Come tutte le pietanze di questo tipo io di solito faccio riposare un po’ (15-20 minuti) prima di servire.
Ciccio e Fil me li portai ad uno stage di una settimana in Inghilterra, con tutta la loro classe.
La sistemazione era in famiglia. Loro due andarono a stare presso una coppia di very british professori universitari che avevano come valore aggiunto un paio di figlie supergnocche e gioiosamente inclini a subire il fascino latino.
Come capita spesso in Inghilterra, la loro casa era dotata anche di cane, o presunto tale, di dimensioni ridotte e dalla forma indefinibile. Poiché il British-dad era prof. di economia, al povero cane era toccato in sorte il nome Budget. Pare che l’animale fosse creatura di discreta intelligenza che capiva ordini e conversazioni. Per esempio, se gli si ordinava “Budget! come here!” immediatamente saltellava fuori dal cesto dove dormiva e veniva a scodinzolarti ai piedi in attesa di istruzioni e se gli si ordinava “Budget! in the basket!” tornava, sempre zompettando, a cuccia nel cesto.
Il secondo giorno che erano lì, Budget notò Ciccio steso sul divano a guardare la TV e pensò che saltargli addosso e slinguazzarlo selvaggiamente facendogli un pigiamino di saliva potesse essere una simpatica deviazione dal solito tran tran domestico. Budget si divertì molto. Ciccio no e decise di fargliela pagare.
Da quel giorno, infatti, di nascosto dalla host family, prese a rintronare il cane facendolo uscire ed entrare dal cestino come una trottola a botta di “Budget! Come here!” “Budget! In the basket!” “Budget! Come here!” “Budget! In the basket!”, fino a disorientarlo completamente.
Dopo due pomeriggi di questo trattamento il cane pensò “Kiss my ass, stupid Italian human!” e decise di non muovere più il culo dal cesto.
Grande fu la meraviglia del British-dad quando si accorse che il cane per qualche oscuro motivo non solo aveva smesso di ubbidirgli ma lo guardava con aria torva ogni volta che gli ordinava di uscire dal cesto.
Insomma, quando quei due partirono dall’Inghilterra si lasciarono dietro due cuori infranti e un cane ormai completamente sprogrammato.
“Sì, sono io, naturalmente. E io parlo collostudente più gnocco del cosmo creato?”
“Certo, e come ti sbagli: spari sempre minchiate! Non sei cambiato per niente!”
“Allora, come stai? Tuo marito fa sempre il piccione volante, the fastest human bird?”
“Che fai stasera? Ti ricordi la band che avevamo messo su al tempo del liceo? Be', stasera suoniamo dalle tue parti, devi assolutamente esserci”
“Cavoli, certo che ci sarò! Da quant’è che non ci vediamo?”
“Dici che vi riconoscerò? Avrete la barba e la pancetta ormai, sarete sulla strada della demenza presenile”
“Prof., se continui così ti fai autogol. Ricordati che noi eravamo pischelli e tu già insegnavi! Te li sei scordati i 4 che mi mettevi?”
“E chi se lo scorda il tuo anglo-pugliese? Da farci i manuali di linguistica!”
Insomma, dopo il rituale scambio di convenevoli, abbiamo fissato di vederci al concerto.
Sono contentissima, sarà una bella rimpatriata. Ciccio e i suoi compagni di band si sono diplomati 5 anni fa (o 6?). Non ho mai riso tanto in vita mia come con loro.
Come prevedibile, la terribile domanda di matematica della terza prova ha messo a tappeto tutti, pure i più bravi.
In realtà la domanda era semplicissima, sono i miei ragazzi ad essere delle irrecuperabili capre selvatiche. Sono degli umanisti, loro, tzè. Mortacci loro. Intanto io e madame figà abbiamo fatto la spola tra i più bravi e le vere capre DOC per cercare di, uno, capire che minchia c’era scritto e disegnato sul foglio dei bravi, due, dirigerci con la massima nonscialàns verso le retrovie, cercando di non dimenticare per strada quello che avevamo sbirciato, per riferire esattamente ai più deboli.
Chi ci ha reso la vita difficile è stato (e come ti sbagli?) il Duro perché non sa neanche cosa siano le ascisse e le ordinate, figuriamoci afferrare al volo i nostri suggerimenti! L'agonia ha avuto termine quando la presidente di commissione si è accorta del viavai intorno a lui e ci ha chiesto di moderare gli “input”. Lui l’ha smontata (poi è venuta a ridere di nascosto dietro l’armadio) rassicurandola così: